Appalto Atac a Gommeur Assolto l’ex dirigente

La Procura lo ha accusato di abuso d’ufficio, per i giudici il fatto non sussiste Alle battute finali i due processi per la presunta truffa e l’evasione fiscale
TERAMO. Per i giudici il fatto non sussiste. Dopo due anni di udienze (con i tempi ulteriormente allungati dalla pandemia) si chiude con una sentenza di assoluzione il processo all’ex dirigente Atac Roberto Monichino imputato per abuso d’ufficio. Secondo l’accusa contestata inizialmente dalla Procura l’ex dirigente, all’epoca dei fatti responsabile della direzione superficie dell'Atac di Roma, avrebbe favorito il rinnovo alla società Gommeur di Notaresco del contratto di affidamento del servizio triennale di fornitura e gestione in «full service» dei pneumatici. Accusa, evidentemente, caduta. Va detto che nell’udienza di ieri davanti al collegio presieduto da Francesco Ferretti (a latere Morena Susi e Carla Fazzini) lo stesso pm titolare del fascicolo, il sostituto procuratore Stefano Giovagnoni, ha chiesto l’assoluzione. A Monichino veniva contestato l’abuso d’ufficio, reato che la Procura aveva contestato in concorso anche ai vertici del gruppo Ettorre che avevano scelto di essere processati con rito abbreviato. Rito abbreviato al termine del quale, nel 2017 furono tutti prosciolti da ogni accusa con la formula del fatto non sussiste. Una sentenza, quella pronunciata al termine del rito abbreviato nel frattempo passata in giudicato e che la difesa dell’ex dirigente Atac ha prodotto negli atti presentati al collegio.
Intanto sono ormai alle battuti finali i due processi in corso davanti al giudice monocratico Flavio Conciatori su una presunta truffa e una presunta evasione fiscale. A processo per una presunta truffa sul cambio di pneumatici per Atac, la municipalizzata romana, e l’allora Arpa, oggi Tua, (entrambe parti civili), ci sono l’imprenditore Francesco Massi, 61 anni, la moglie Evelina Ettorre, 58 anni, e il loro figlio Enrico, 35 anni.
Il pm Giovagnoni contesta ai tre imputati sostituzioni di svariati pneumatici che, sostiene, in realtà non sarebbero stati da cambiare. Sostituzioni non comprese nel capitolato d’appalto e che avrebbero riguardato rotture accidentali. Parallelamente a questo procedimento ne è in corso un altro per evasione fiscale con gli stessi tre imputati. Secondo l'accusa della Procura ci sarebbe stata una sistematica evasione fiscale messa in atto dal gruppo, quantificata in circa 2,6 milioni di euro negli anni che vanno dal 2011 al 2014, e realizzata prevalentemente attraverso l'emissione di fatture per operazioni inesistenti.
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