Appello a Cavallari: ritira la candidatura

I sostenitori Dem di D’Alberto invitano Minosse e Ginoble a convincerlo a farsi da parte per tenere unito il centrosinistra
TERAMO. Il referendum del Pd sui candidati sindaco d’area non ha prodotto l’effetto sintesi sperato. I sostenitori Dem di Gianguido D’Alberto, che ha prevalso nella consultazione interna al partito, assicurandosi l’appoggio di lista e simbolo nelle elezioni del 10 giugno, rivolgono un ultimo «accorato appello» a Giovanni Cavallari. Lo fanno in nome dell’unità necessaria a «sradicare il sistema di potere che ha governato e impoverito Teramo negli ultimi 15 anni». Secondo loro «è oltremodo necessario che tutto il mondo politico e civico, alternativo a quello sinora dominante, si presenti alle elezioni il più possibile unito e con un solo candidato sindaco». Non c’è dubbio, a detta dei firmatari dell’appello, che Cavallari «per storia e per orientamento politico, fa parte della Teramo che lotta per il rinnovamento». A lui, dunque, «che ha dichiarato di voler proseguire nel suo progetto elettorale, chiediamo di riflettere e di valutare l’opportunità di anteporre l’interesse generale a quello personale».
Lo stesso invito al ripensamento è indirizzato «a quanti iscritti al Pd l’hanno sostenuto nella votazione interna al partito e che potrebbero continuare a sostenerlo nel momento elettorale». In Cavallari e nei suoi seguaci, in pratica, deve essere chiara la consapevolezza che «l’accesso al ballottaggio sarà deciso per pochi voti ed ogni singolo elettore, con il suo consenso potrebbe essere determinante». Un passo indietro o “di lato”, come usa dire adesso, sarebbe indispensabile. «Rinunciare non significa smettere di lottare ma farlo da un’altra posizione e magari con maggiori risultati», evidenziano i sostenitori Dem di D’Alberto. Questi ultimi chiamano in causa anche il segretario provinciale del Pd Gabriele Minosse e l’ex deputato rosetano Tommaso Ginoble «che pure hanno manifestato la loro simpatia per Cavallari». I firmatari del documento li inviato a unirsi al loro appello. «Forse l’hanno già fatto in privato», spiegano, «ma sarebbe importante se lo facessero pubblicamente, perché in momenti difficili, forte e chiaro deve essere il richiamo all’interesse comune dei dirigenti politici, che tra i loro compiti hanno anche quello di orientare militanti, simpatizzanti ed elettori».
Dalla parte di D’Alberto si schierano anche ex amministratori e dirigenti del Partito socialista. Per loro è necessaria una premessa. «Vogliamo innanzitutto sottolineare l’incongruenza di appoggi a candidati teramani da parte dei rappresentanti socialisti di Roseto, Val Vibrata e di altri comuni della provincia, che nulla conoscono della situazione della nostra città», fanno sapere Vincenzo Cipolletti, Ubaldo Cola, Gennaro Di Marco, Anna Di Silvestre, Raffaele Foschini ed Ennio Pirocchi. «Tali scelte rispondono a ben diverse logiche di appartenenza», chiariscono, punzecchiando anche la dirigenza Dem, «o intendono assecondare i disegni degli attuali vertici del Pd, interessati a privare la città capoluogo di ogni residuo ruolo per favorire l’elezione nel prossimo consiglio regionale di personaggi estranei alla realtà teramana che le ultime elezioni politiche hanno peraltro svelato in tutta la loro marginalità». La sostanza, comunque, è i socialisti a cui nel recente passato sono stati attribuiti incarichi di un qualche rilievo amministrativo e politico in città si sono ritrovati, sebbene «ognuno per proprio conto», nel comitato promotore della candidatura di D’Alberto.
«A lui riconosciamo», fanno sapere, «onestà intellettuale, competenza amministrativa, grande preparazione culturale, chiarezza nel percorso politico, sempre all’opposizione di chi ha portato la città alla situazione di attuale degrado». Anche da loro, dunque, parte l’appello a «quanti hanno a cuore le sorti della nostra città e un rinnovamento profondo nel metodo e nel merito delle cose da fare» per sostenere D’Alberto.
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