Appello dei sindaci al parlamento «Questa è l’ultima occasione»

6 Novembre 2019

D’Alberto nell’audizione alla Camera porta le istanze del cratere abruzzese che chiede di modificare in modo consistente il decreto sisma: «Ci sono limitazioni assurde che vanno subito eliminate»

TERAMO. L’ultimo treno per imprimere la svolta alla ricostruzione post sisma passa per la commissione Ambiente e Territorio della Camera. Nell’audizione di ieri mattina è stato il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, in qualità anche di delegato dell’associazione dei Comuni italiani per il cratere abruzzese, a esprimere il «significato politico» della presenza e delle parole dei rappresentanti dei territori feriti dal terremoto nelle stanze di Montecitorio. «Una riaudizione», la definisce D’Alberto, che ricorda precedenti incontri a cui non sono seguite risposte significative nei fatti. «I parlamentari», sottolinea, «conoscono benissimo la situazione e le cose che stiamo dicendo ormai da tempo».
La differenza sta nel fatto che questa volta in discussione c’è un decreto dedicato espressamente al cratere abruzzese. «È una buona base di partenza», osserva D’Alberto, «ma non basta». Nel pacchetto degli emendamenti messi sul tavolo dall’Anci ci sono modifiche destinate a rendere più incisivi gli strumenti di una ricostruzione ancora impercettibile. «Questa è veramente l’ultima chiamata», fa rilevare il primo cittadino, «non tollereremo ulteriori prese in giro, come quella del decreto sbloccacantieri». I 200 tecnici in più assegnati alle aree colpite dal sisma del Centro Italia sono «un’inezia»: ne servono almeno atri 400, come riporta una delle richieste di modifica snocciolate dai Comuni. Nel pacchetto c’è anche lo snellimento delle procedure per la ricostruzione pubblica che, rileva D’Alberto, «paradossalmente è stata appesantita dallo sbloccacantieri, con particolare riferimento a case popolari e scuole. I Comuni sollecitano la cancellazione del vincolo per gli ex edifici scolastici che, dopo la ricostruzione, dovranno conservare la stessa destinazione. «Non ha senso un limite del genere in una situazione già tanto complessa», afferma D’Alberto, «l’obiettivo di evitare lo spopolamento dei centri storici è condiviso, ma le scelte urbanistiche spettano alle amministrazioni locali». Da cancellare sono anche il divieto di cumulo tra i premi assicurativi per i danni da sisma e altre forme di finanziamento e la soglia minima dei 30mila abitanti per l’accesso dei Comuni ai contributi straordinari per le strade. «Non stiamo elemosinando nulla», scandisce il sindaco, «ma rivendichiamo il diritto alla ricostruzione che deve essere riconosciuto nelle aule del Parlamento». Spetterà alla Camera convertire in legge il decreto sisma apportando eventualmente i correttivi suggeriti dall’Anci. I tempi saranno brevi, di mezzo c’è anche il varo della legge di stabilità, e D’Alberto vuole far sentire il «peso della responsabilità» ai parlamentari. «Serve una scelta coraggiosa verso la semplificazione», conclude, «perché una situazione straordinaria non si può risolvere con strumenti ordinari».
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