Approvazione in consiglio entro marzo

L’annuncio del sindaco nell’assemblea pubblica dedicata all’esame del progetto. Ad illustrarlo l’architetto Bellomo
TERAMO. Il recupero del teatro romano tornerà in consiglio comunale a marzo. È la scadenza indicata dal sindaco Gianguido D’Alberto per l’avvio della fase finale di approvazione del progetto che consentirà di riutilizzare i resti come spazio per eventi e spettacoli con 600 posti. Il primo cittadino ha fissato il termine di approdo in aula dell’intervento, da cui partirà anche la procedura di acquisizione di casa Salvoni e della parte residua di palazzo Adamoli che tutt’ora coprono la cavea inferiore, nel corso dell’assemblea pubblica dedicata all’esame della soluzione progettuale adottata dallo studio palermitano Bellomo. Alla presenza di consiglieri comunali di maggioranza e dei rappresentanti di associazioni e ordini professionali sono stati proprio i progettisti a illustrare, anche attraverso elaborazioni grafiche proiettate sul maxi schermo, i contenuti essenziali dell’opera.
IL PROGETTO. L’architetto Girolamo Bellomo in particolare ha ricordato il percorso avviato dal 2010 con l’approvazione in consiglio di uno degli studi di fattibilità predisposti da Giovanni Carbonara, soffermandosi anche sulla questione della copertura, prevista per proteggere i resti dall’erosione, ma di fatto cancellata dalla prima ipotesi progettuale a seguito delle veementi proteste da parte delle associazioni che si sono interessate al recupero del teatro romano. Il tecnico ha illustrato il progetto così come elaborato dal suo studio, mentre è stato l’assessore alla cultura Luigi Ponziani a richiamare le osservazioni mosse dalla soprintendenza relative soprattutto all’allestimento nell’area archeologica di locali di servizio, libreria, caffetteria e spazi per attività museali. L’impostazione del recupero pensato da Bellomo, comunque, resta orientata alla fruizione quotidiana del teatro, tramite l’allestimento di una piazza e l’apertura di camminamenti pedonali tra i resti, e dunque non solo finalizzata ad eventi. «Esiste continuità con lo spazio urbano circostante», ha spiegato l’architetto, «ma di fatto il teatro è inaccessibile».
TEMPI STRETTI. La soluzione tecnica prospettata dal progettista ha suscitato apprezzamento da parte dei rappresentanti di associazioni e ordini professionali intervenuti al dibattito. Posizioni in parte discordanti sono emerse, invece, sulla tempistica indicata dal sindaco, che era affiancato anche dagli assessori Stefania Di Padova e Sara Falini, soprattutto in relazione a ulteriori momenti di partecipazione al confronto sul progetto da parte della cittadinanza. «Non possiamo ignorare che questo è l’ultimo treno utile per recuperare il teatro romano», ha fatto rilevare D’Alberto, «se ci fossero intoppi, l’intervento verrebbe rinviato ancora di anni e probabilmente non vedrebbe mai la luce». Sull’esigenza di tenere sempre viva la fase partecipativa, anche in sede di esame consiliare del provvedimento, hanno insistito Carlo Di Marco di “Demos” e Raffaele Rajola di “Teramo città solidale & Cittadinanza attiva”. Quest’ultimo, in particolare, ha fatto notare che la soluzione elaborata dal Bellomo sarebbe difforme dallo studio di fattibilità approvato dal consiglio comunale e che il recupero così come prospettato configura una riqualificazione urbana per la quale sarebbe necessario un apposito piano particolareggiato.
LA PARTECIPAZIONE. D’Alberto ha comunque tenuto a precisare che il confronto sul progetto non è chiuso. Proseguirà con l’attivazione di un apposito indirizzo di posta elettronica tramite il quale segnalare, fino al 20 febbraio, eventuali proposte di modifica e suggerimenti prendendo spunto dalla pubblicazione delle tavole progettuali sul sito internet del Comune. L’idea del dibattito pubblico, oltre ad essere stata apprezzata da Bellomo come iniziativa da prendere ad esempio per la condivisione di opere pubbliche con la cittadinanza, ha raccolto unanimi consensi. Piero Chiarini di “Teramo nostra” ha parlato di «data storica per la città, nella quale si avvia la realizzazione di un sogno coltivato per 24 anni». È stato lui, inoltre, a leggere un documento del coordinamento dei comitati di quartiere e frazioni, firmato dal presidente Domenico Bucciarelli e dai rappresentanti di 16 associazioni, nel quale si sollecita il Comune ad avviare la fase operativa dell’intervento. Nel testo viene richiamata soprattutto l’urgenza di procedere all’acquisizione e all’abbattimento dei due edifici che coprono la cavea, utilizzando i tre milioni di euro stanziati da Fondazione Tercas e ministero dei Beni culturali, in attesa degli 1,5 milioni della Regione. Inviti a «passare ai fatti» senza ulteriori ripensamenti sono arrivati da Antonio Topitti, dal presidente dell'ordine degli architetti Raffaele Di Marcello e dal consigliere Maurizio Verna che ha sollecitato l'avvio di una consultazione pubblica anche sul recupero dell'ex ospedale psichiatrico.
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