Aquilani, cominciato il processo Revocati gli arresti domiciliari

TERAMO. Prima udienza ieri del processo con il rito immediato per Francesco Aquilani, il 69enne ragioniere di Civitella del Tronto con studio a Sant’Egidio finito ai domiciliari nell’ambito della...
TERAMO. Prima udienza ieri del processo con il rito immediato per Francesco Aquilani, il 69enne ragioniere di Civitella del Tronto con studio a Sant’Egidio finito ai domiciliari nell’ambito della maxi inchiesta su presunti falsi documenti per i permessi di soggiorno e che vede 94 indagati. Dopo l’ammissione dei mezzi di prova l’udienza per l’uomo (assistito dall’avvocato Giandonato Morra) è stata aggiornata a gennaio.
Il giudizio immediato, chiesto e ottenuto dal pm titolare del fascicolo Stefano Giovagnoni riguarda solo i reati fiscali. Per gli altri reati contestati, a cominciare dal favoreggiamento dell’immigrazione, la Procura farà l’avviso di conclusione e successivamente la richiesta di rinvio a giudizio.
Ad Aquilani, nel frattempo, sono stati revocati gli arresti domiciliari. Secondo l’accusa il professionista, che già in passato è stato coinvolto in vicende simili, in concorso con un avvocato (che è indagato) sarebbe riuscito ad ottenere indebitamente il rinnovo del permesso di soggiorno a circa 80 extracomunitari. Il tutto sarebbe avvenuto attraverso una cospicua falsa documentazione relativa a contratti di lavoro, comunicazioni di instaurazione di rapporti di lavoro e buste paga riconducibili a tre aziende esistenti solo sulla carta. Dalle indagini, durate circa due anni, è emerso anche che la falsa documentazione, oltre ad essere usata per il rinnovo del permesso di soggiorno, sarebbe servita anche per conseguire, sempre indebitamente, varie indennità ed erogazioni previste sia per maternità sia per disoccupazione. Sempre secondo l’accusa l’uomo sarebbe risultato anche amministratore di due società che curano la contabilità e gli aspetti fiscali di alcune delle ditte in cui erano stati contrattualizzati gli extracomunitari. Questo avrebbe consentito al professionista, sempre secondo l’accusa, di emettere fatture per operazioni inesistenti. Accuse che ora dovranno essere provate nel corso del dibattimento.(d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

