Architetti, il monito «L’edilizia scolastica ora va ripensata»

Per l’ordine professionale non basta affrontare l’emergenza «Via a concorsi di progettazione per riabituarsi al bello»
TERAMO. «La gestione dell'emergenza va bene, ma bisogna attivarsi subito per tornare alla normalità». È il monito lanciato dall'ordine provinciale degli architetti sulle procedure attivate per la scuole in vista della ripresa delle lezioni fissata per l'11 settembre.
«Siamo consapevoli che vada assicurato l'inizio dell'anno scolastico, dando a studenti e operatori la certezza di luoghi sicuri dove svolgere le attività didattiche», afferma il presidente dell'organismo di categoria Raffaele Di Marcello, «ma non vorremmo che le soluzioni temporanee facciano dimenticare la necessità di pensare, da subito, a quale sarà il futuro dell'edilizia scolastica, e non solo, nelle nostre città». Non ci si può fermare, insomma, alla pianificazione dell'installazione dei moduli provvisori né dello spostamento di alunni nelle strutture ritenute più sicure. «E' necessario attivarsi immediatamente», fa sapere Di Marcello, «magari con concorsi di progettazione, sulla falsariga dell'iniziativa "Scuole Innovative" promossa dal ministero dell'Istruzione, per ripensare il patrimonio edilizio scolastico esistente e futuro, e dotare le nostre città di edifici sicuri, energeticamente efficienti, con spazi moderni e flessibili, belli esteticamente e funzionalmente, che costituiscano, come richiesto dalla linee guida ministeriali, centri civici di riferimento per l'intero tessuto sociale cittadino, e non solo per studenti e docenti».
Secondo l'ordine degli architetti non si può correre il pericolo che, passata la gestione della fase emergenziale, per la quale si richiedono misure urgenti e immediate, non vengano avviate iniziative di lungo periodo basate su una programmazione urbanistica e senza aspettare la prossima situazione critica. L'organismo fa notare che «troppi edifici abbandonati caratterizzano i nostri centri storici, soprattutto quello del capoluogo; troppe periferie sono ridotte a quartieri dormitorio, prive di servizi per la comunità». Si tratta, dunque, di ripensare il territorio anche in funzione delle recenti emergenze innescate dal terremoto e del maltempo, con interventi che tengano conto del patrimonio già esistente e spesso abbandonato o utilizzato male. A detta di Di Marcello è possibile anche coniugare l'estetica alla qualità e alle garanzie tecniche delle opere da pianificare e realizzare. «Riabituarsi al bello, iniziando dagli edifici pubblici, deve essere una priorità», conclude il presidente provinciale dell'ordine degli architetti, «bello che vuol dire anche funzionalità, integrazione con il contesto, sicurezza. Solo così le nostre città potranno rinascere e superare l'emergenza».
Il messaggio è rivolto alle istituzioni a cui spetta il compito di pianificare recupero e sviluppo urbanistico. (g.d.m.)
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