Area di crisi, Angelini: «Sindaci mai coinvolti»

VAL VIBRATA. Non ci sta, insieme ai suoi colleghi sindaci, ad essere accusato di immobilismo su un tema come quello del lavoro. Rando Angelini, primo cittadino di Sant’Egidio alla Vibrata e da poco...
VAL VIBRATA. Non ci sta, insieme ai suoi colleghi sindaci, ad essere accusato di immobilismo su un tema come quello del lavoro. Rando Angelini, primo cittadino di Sant’Egidio alla Vibrata e da poco riconfermato presidente dell’Unione Comuni, respinge le accuse di immobilismo sull’area di crisi Val Vibrata-Tronto arrivate nei giorni scorsi dai sindacati.
E lo fa senza lesinare nulla. «I sindacati fanno politica e cercano visibilità», dice, «dovrebbero sapere che i Comuni non hanno alcun tipo di competenza in questo. Mi sembra davvero paradossale che attacchino i Comuni e non gli attori principali che sono Provincia e Regione. Perchè se ci sono delle critiche da fare non vanno certamente fatte ai Comuni che non sono stati mai invitati ai tavoli decisionali. Noi amministratori locali, quando è stata istituita l’area di crisi, ci aspettavano un coinvolgimento che non c’è stato».
E il risultato, a sentire Angelini, sarebbero provvedimenti che non rispecchiano il territorio: «I bandi che saranno emanati tra qualche settimana sono molto selettivi e sono fatti per grosse aziende e non per piccole e medie imprese, ignorando completamente quello che è il tessuto imprenditoriale della Val Vibrata». Perchè, dice ancora il presidente dell’Unione Comuni, «è da queste nostre piccole aziende, tantissime delle quali a carattere familiare, che bisogna ripartire per ricostruire un territorio. Sul lavoro non si scherza e non si lanciano accuse prive di fondamento. A questo punto noi chiediamo ai sindacati di dirci quali siano le competenze in materia di lavoro che avremmo disatteso visto che per quanto riguarda le aree di crisi non ne abbiamo».
Tra le accuse lanciate dai sindacati quelle che in pochissimi abbiano risposto all’invito di Invitalia (ente attuatore dell’area di crisi) di mandare delle schede sulle varie aree industriali e sui capannoni dismessi, così come sarebbe caduta nel vuoto l’offerta di formare personale per aprire in ogni Comune uno sportello informativo sull’area di crisi. «Noi Comuni avremmo dovuto essere coinvolti nella fase delle start-up ma così non è stato fatto», conclude il presidente dell’Unione Comuni, «una scelta sbagliata che sicuramente avrà ripercussioni visto che noi siamo i primi conoscitori del nostro territorio e soprattutto delle sue esigenze».(d.p.)
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