Area di crisi, ora servono piani di sviluppo concreti

Vibrata-Tronto, dopo il decreto del ministero si dovrà stilare un accordo quadro in cui indicare come rilanciare l’industria e creare nuova occupazione
TERAMO. «E’ un punto di partenza per tornare a fare impresa non solo in una vallata me nell’intera provincia». Così il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino definisce il decreto del ministero che riconosce la Val Vibrata e la Val Tronto come area di crisi complessa. Nella conferenza stampa per approfondire i vari aspetti del decreto Guidi Di Sabatino ha ricordato che tutto ha preso le mosse dal protocollo Vibrata-Tronto firmato tanti anni fa «morto perchè il governo di allora non ha rifinanziato la legge 181 e perchè il centrodestra non ci ha creduto». Ma l’idea è quella di allora, tanto che Di Sabatino ha dedicato questo risultato alla memoria di uno dei promotori, l’ex presidente della Provincia recentemente scomparso Ernino D’Agostino.
Il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli è un altro di quelli che nell’area di crisi complessa ci ha creduto. Lolli ricorda che per le aree complesse c’è già il regolmaneto, che invece sta per uscire per le aree di crisi semplice, che verranno scelte non dal ministero ma dalla Regione: «Ne selezioneremo anche in provincia di Teramo», dichiara.
L’area di crisi – spiega Lolli – porta finanziamenti in conto capitale per le aziende o tramite interventi di Invitalia. Quella complessa prevede anche interventi per le infrastrutture, in questo caso la pedemontana Abruzzo-Marche, che collega le Marche all’A24 e quindi ritenuta strategica dal ministero. Ora si dovrà stilare un accordo quadro fra le due Regioni, la Provincia e il ministero per individuare le risorse. Che sono quelle della 181 ma anche altre. «La Regione ha 23 milioni per le aree di crisi, da lì attingeremo», annuncia Lolli. E poi dice che ha già scritto al ministro del Lavoro Poletti per seguire l’esempio della Toscana, che per le sue aree di crisi ha chiesto di allungare il tempo degli ammortizzatori sociali.
Ma l’impegno più arduo sarà dare contenuti all’area di crisi. Bisognerà studiare dei progetti – sottolinea l’assessore regionale Dino Pepe – che siano determinanti per il rilancio dell’industria, guardando ad altri settori oltre ai tradizionali, come il meccanico. E Christian Corsi delegato del rettore dell’università non a caso invita a «elaborare una nuova politica industriale che deve tendere a un modello non di difesa ma di rilancio e sviluppo. Occorre un obiettivo strategico di sviluppo con progetti concreti e credibili». Anche il presidente della Camera di commercio, Giandomenico Di Sante invita «a promuovere una nuova stagione: c’è una rivoluzione in atto di cui possiamo essere protagonisti o vittime». (a.f.)
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