Armi ai vigili, parte il referendum «L’assegnazione è da bloccare»

Da lunedì la raccolta di firme proposta dai gruppi di opposizione: servono almeno 1.117 adesioni L’obiettivo è annullare il regolamento, approvato in consiglio, che affida le pistole agli agenti
COLONNELLA. Pronte a consultare i colonnellesi per togliere le armi ai vigili urbani. Le opposizioni consiliari ricorrono all’istituto referendario per dire “no” al regolamento approvato con i soli voti della maggioranza che assegna le pistole Beretta agli agenti della polizia locale. A farsi promotori dell’iniziativa popolare, stabilita dall’articolo 43 dello statuto che disciplina appunto il referendum consultivo, sono Paolo Forlì, Fabio Di Felice e gli altri consiglieri eletti nelle tre liste all’opposizione.
Occorreranno 1.117 firme di cittadini colonnellesi per far scattare la macchina organizzativa della consultazione. Qualora fosse ritenuta legittima la proposta di annullare l’assegnazione dell’arma – in questo caso l’effetto dovrebbe essere abrogativo e non solo consultivo – o più semplicemente se passasse l’idea di chiedere ai cittadini se vogliono o meno agenti di polizia locale con le pistola, bisognerà arrivare al 50 per cento degli aventi diritto al voto. Il comitato promotore sta per costituirsi e sarà a breve presentato e la raccolta di firme dovrebbe essere avviata lunedì. Le tre opposizioni guidate da Forlì, Di Felice ed Eleanna Pandolfelli, in consiglio avevano espresso parere negativo. I proponenti del referendum con sfumature diverse hanno fatto intendere che non è opportuno dotare i vigili urbani delle armi, che a Colonnella non esiste un grado di criminalità tale da richiederne l’assegnazione e come la proposta sia «aberrante» se si considera che in tutti questi anni non è stata mai manifestata l’esigenza di armare gli agenti. Scetticismo, in un primo momento, era stato espresso anche dal sindaco Biagio Massi che successivamente ha snocciolato dati preoccupanti sulla criminalità, convincendosi anche per altre ragioni di dover varare il regolamento. La richiesta dell’arma, del resto, era arrivata dagli stessi agenti chiamati a svolgere servizi spesso pericolosi non solo di polizia stradale, ma anche sfratti, controlli delegati e altre incombenze tipiche della polizia giudiziaria e prossimamente anche di pubblica sicurezza. Da padri di famiglia e lavoratori hanno chiesto garanzie per la loro sicurezza. Del resto, quasi tutti i comandi in Val Vibrata hanno agenti armati che mai sono stati costretti a far uso della pistola, utile secondo loro come deterrente. Massi, tra l’altro, ha fatto notare che anche uno dei consiglieri contrari abbia diverse armi e il relativo permesso.
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