MOSCIANO SANT’ANGELO

Arrostiland, più di 25mila partecipanti alla decima edizione

7 Aprile 2026

Successo per il festival della Pasquetta abruzzese. Tutto è filato liscio. Ecco il nostro racconto della giornata 

MOSCIANO SANT’ANGELO. Guardandosi intorno, Rosalia quasi non ci crede: non ha mai visto il suo paese così. Moscianese doc, ha una sessantina d’anni. Ieri pomeriggio era a letto. I farmaci per l’Alzheimer la affaticano, ultimamente ha poca voglia di uscire. «Ma poi non ho più sentito la lavatrice per il tran tran di gente in strada», racconta, «allora mi sono incuriosita e ho deciso di scendere a vedere». Lo ha fatto con il marito Giovanni (sono sposati da 45 anni), una scelta felice. Lo dice con gli occhi lucidi: «Mi sembra incredibile vedere così tante persone qui, ed è bellissimo che ci siano tutti questi giovani: l’anno prossimo Arrostiland deve tornare a Mosciano». È la forza attrattiva di un’invasione pacifica di almeno 25mila persone (sono le prime stime) che da dieci anni a questa parte nel giorno di Pasquetta trasformano un paese in un rave dell’abruzzesità. Niente momenti di tensione, liti o simili. Tutto è filato liscio come se l’evento fosse la normalità per Mosciano. E invece non l’aveva mai fatto nessuno.

Dopo le piogge intense della settimana scorsa, Pasquetta ha portato il sole, aumentando ulteriormente il numero di partecipanti. Gestire un esercito di grigliatori di questa entità era una sfida non di poco conto, ma i meccanismi di sicurezza messi in piedi dall’amministrazione di Mosciano hanno funzionato alla perfezione. Un centinaio di volontari si sono messi gratuitamente a disposizione della comunità, e poi la Protezione civile, la Croce rossa, le forze dell’ordine: un organismo complesso che è stato in grado di tenere la situazione sempre sotto controllo. La rappresentazione plastica di questa attenzione si trova in Comune. Un’aula è stata adibita a vera e propria sala di controllo, come fosse un centro di intelligence della Cia, con un gigantesco monitor che trasmette le immagini delle videocamere di sorveglianza piazzate nel paese e una squadra di operatori incollata allo schermo fin dalle prime luci dell’alba.

Il sindaco Giuliano Galiffi e il suo vice Mirko Rossi nei giorni scorsi non hanno chiuso occhio ma, adesso che la festa è finita, sorridono e si dicono soddisfatti. Galiffi ha addirittura indossato le vesti del vigile urbano in mattinata, quando c’era da gestire il flusso di macchine verso Mosciano. Il Comune ha messo a disposizione tre aree parcheggio e decine di navette per facilitare il traffico. E anche la Regione ha dato il suo contributo con una serie di treni speciali da e per Arrostiland. Un grande lavoro corale, ma che comunque non sarebbe stato sufficiente ad evitare problemi se, dall’altra parte, non ci fosse stata una comunità pronta a trascorrere il Lunedì dell’Angelo all’insegna del rispetto dell’altro. C’è un concetto con cui gli organizzatori di Arrostiland sintetizzano lo spirito di chi vive questa giornata: lo chiamano “Stato dell’anima”. È un modo di fare festa che significa condivisione, piacere di stare insieme. Ed è tutto abruzzese.

Se manca qualcosa a un gregge – le comitive di amici iscritte all’evento – quello accanto è pronto ad aiutare. Gli arrosticini si scambiano come segno di pace (si gareggia bonariamente su quale sia il più buono e, soprattutto, se il sale vada messo all’inizio o a fine cottura), si brinda, ci si conosce e – questa è l’impressione più forte – ci si ritrova. Ma lo “Stato dell’anima” vive anche nella cura – quasi maniacale – messa in campo dalle greggi nella preparazione dell’evento. Come se chi ieri era a Mosciano stesse attendendo questo giorno da tutto l’anno. Per gli habitué di Arrostiland, infatti, i lavori di organizzazione sono iniziati domenica sera, quando i capi gregge – i leader delle comitive – si sono presentati a Mosciano per scaricare tutto il materiale del caso.

E cioè frigoriferi, fusti di birra e relative spillatrici, vino, costose casse audio per la musica, centinaia di euro di carne. Alcuni hanno acceso subito le fornacelle e c’è chi ha addirittura piazzato le tende in paese per potersi svegliare alle prime luci dell’alba di Pasquetta e mettersi subito alla brace. Ma la cosa più identitaria di ogni gregge è il nome: da Memento bracere sempre fino a Leadersheep, passando per Braciami ancora, Il trono di spiedi e Let it Bee, ciascun gruppo si riconosce dagli altri per le magliette personalizzate le bandiere, i motti affissi sui gazebo. Alcuni si presentano anche con dei costumi a tema. C’è un Obelix dai capelli biondi platino, gruppi di indiani dai cappelli piumati e una faretra carica di arrosticini, vichinghi che brindano con Jack Sparrow.

Insomma, tanto tempo e soldi investiti per una festa che dura appena una giornata. È questa forse la cifra più significativa della meta raggiunta dalla Woodstock dell’arrosticino nel suo viaggio decennale. «Abbiamo creato una nuova tradizione abruzzese», spiega Fausto Di Nella, l’ideatore del festival, «tutto è iniziato, quasi per gioco, nel 2016, a Roccascalegna. C’erano poco più di un migliaio di partecipanti. L’aumento è stato esponenziale». Per celebrare questo traguardo, a Mosciano è stato allestito persino un museo che ripercorre il percorso di Arrostiland. Ci sono le foto delle prime edizioni, i protagonisti storici dell’evento, le magliette più iconiche delle greggi e le pagine del Centro che hanno raccontato gli ultimi due anni del festival dell’abruzzesità. Tantissimi i curiosi entrati a dare un’occhiata e usciti con qualche gadget di ricordo.

Decine di greggi sono arrivati da fuori dall’Abruzzo: chi dalla Puglia, chi da Roma, in tanti dalle Marche – sono a due passi da Mosciano – e c’è chi ha addirittura preso un biglietto aereo da Madrid pur di non mancare. Nella maggior parte dei casi si tratta di gruppi di ragazzi, ma ci sono anche famiglie che hanno scelto Arrostiland per la propria Pasquetta, evidentemente convinte di aver trovato un posto sicuro per i propri figli. Generazioni diverse unite dal fumo delle canalette che colora Mosciano.

Ma il salto di qualità fatto da Arrostiland in questi dieci anni è anche nell’allestimento. Sulla via del Palazzo del Comune domina una grande A, il simbolo del festival, che di notte si illumina. A piazza Saliceti – la più grande del paese – un palco domina la scena. Musica dal vivo – grande successo per il rap abruzzese dei 99 Cosse – ma anche matrimoni e battesimi per i nuovi arrivati nella comunità dell’arrosticino. Per chi è qui la festa potrebbe anche non finire mai, ma domani si torna alla vita di tutti i giorni e bisogna rassegnarsi all’idea di andare via. Nel pomeriggio, pian piano i grigliatori cominciano a smontare i gazebo e gettare l’acqua sulle loro fornacelle. Per Mosciano arriva il momento di ripulire.

È l’ultimo atto del decennale di Arrostiland. Cosa rimarrà al paese? Gli introiti della festa, in primo luogo, tra indotto economico per le attività del posto e i costi dei biglietti per le greggi. Soldi che finiranno nelle casse del Comune e saranno reinvestiti sul territorio. Poi la notorietà di aver ospitato un evento del genere, ma soprattutto il ricordo di una giornata in cui Mosciano è stato vivo come non mai. Per questo Rosalia spera che l’anno prossimo il festival torni qui. Difficilmente accadrà, perché tra le caratteristiche dell’evento c’è quella di essere itinerante – ogni anno un borgo diverso d’Abruzzo – ma poco cambia: anche se in un altro luogo, Arrostiland tornerà. C’è una regione che già aspetta.

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