Cascione al Pescara: «Per la serie C serve un progetto all’altezza»

L’ex capitano della promozione in serie A: «Insigne? Spero resti. Sebastiani vuole solo il bene del Delfino»
PESCARA. «A Pescara ho lasciato il mio cuore e tanti amici. Mi dispiace veramente per questa retrocessione». Emmanuel Cascione, 42 anni, parla chiaro quando in ballo c’è il Pescara. Capitano della storica promozione in serie A del 2012 sotto la guida di Zeman ha collezionato oltre 90 presenze in biancazzurro firmando 11 reti. Nel 2024 anche una breve parentesi da allenatore in serie C, ma il suo vero valore l’ha sempre dimostrato in campo con passione e grinta per una piazza che l’ha sempre appagato. Ed oggi, come ammette al Centro, vedere il Delfino in serie C è un autentico dispiacere.
Cascione, si aspettava questa retrocessione?
«Sinceramente no. Sono rimasto un po’ deluso perché la squadra sembrava in grande ripresa e stava discretamente bene a livello fisico. Sembrava lanciata per la salvezza, poi dopo è successo l'episodio di Padova che è stato determinante».
Si è parlato tanto a Pescara di quel rigore sbagliato. Seconde lei qualcuno dovrebbe assumersi le proprie responsabilità?
«È stato un episodio strano, per commentarlo bisognerebbe capire realmente cosa è successo e può farlo solamente chi faceva parte dello spogliatoio. Anche io in quel momento mi sarei aspettato qualcosa in più da Insigne o Brugman, o di vedere sul dischetto un giocatore più esperto, ma dare le colpe a Lorenzo (Insigne ndr) mi sembra un’assoluta follia. Lui è il giocatore che è riuscito a cambiare lo spirito di una squadra già praticamente rassegnata, ha saputo trascinare l’ambiente e i tifosi. Senza di lui il Pescara sarebbe retrocesso molto prima».
Parlando di giocatori esperti, secondo lei Brugman e Insigne resterebbero anche in serie C?
«Sarebbe bello se restassero anche per ricucire la ferita che si è aperta dopo la retrocessione. Se dovessi pensare alla squadra per il prossimo anno cercherei di riconfermare la struttura di questa stagione. Anche perché la rosa era buona e allestita bene, con qualche innesto adatto alla categoria si può cercare di nuovo il salto in serie B».
Invece per la panchina? Chi vedrebbe bene come tecnico biancazzurro?
«Tra i nomi che ho letto vedrei bene Pagliuca. È un allenatore sanguigno, ma allo stesso tempo fa giocare bene le squadre. Ha un modo di lavorare molto pragmatico, a me piace questa cosa. In più sa lavorare anche con i giovani, è un nome sicuramente importante».
Dopo la retrocessione è scattata l’ennesima contestazione al presidente Sebastiani. Secondo lei sarebbe il momento di cambiare?
«La filosofia del presidente è quella di far bene con i giovani. Ha preso sempre grandissimi giocatori a livello giovanile, inserendo 4-5 giocatori più grandi e io concordo con questo modo di lavorare. Capisco le contestazioni quando poi i giovani fanno bene e vengono ceduti, ma un presidente ha anche il dovere di far quadrare i conti. Quando c’era Zeman la squadra venne allestita seguendo questa filosofia: tanti giovani e alcuni giocatori più esperti. A volte i risultati arrivano, altre volte meno. Ma Sebastiani è molto legato a questa piazza e cerca di fare il meglio per questa maglia».

