Arsenale clandestino in carcere: le armi per aggredire gli agenti

Il sindacato nazionale Sap rilancia l’allarme dopo la scoperta dei coltelli nascosti in un biliardino «Con queste armi i detenuti si preparavano a organizzare scontri con la polizia penitenziaria»
TERAMO. Troppi detenuti, pochi agenti. Una storia che si ripete da anni nel carcere teramano di Castrogno dove l’emergenza sicurezza racconta la cronaca quotidiana. Soprattutto dopo la scoperta di un vero e proprio arsenale clandestino composto da coltelli da sub, pugnali e mannaia nascosti in un biliardino e trovati dagli agenti. Dopo il ritrovamento il Sap, il sindacato di polizia penitenziaria, avverte: «Quelle armi servivano per aggredire gli agenti».
Lo dichiara Aldo Di Giacomo, segretario nazionale del Sap, che dice: «Nel carcere di Teramo gli agenti della polizia penitenziaria hanno rinvenuto, nascosti sotto un biliardino del calcio balilla, diversi coltelli con lunghe lame, sassi e altri oggetti atti ad offendere. Così alcuni detenuti preparavano gli scontri con gli agenti».
La scoperta dell’arsenale ha riacceso la protesta (mai sopita) dei sindacati che tornano a chiedere interventi e a denunciare la grave situazione del carcere teramano dovuta al sovraffollamento (attualmente ospita 400 detenuti tra cui molti malati psichiatrici a fronte di una capienza della metà) e al numero carente di agenti di polizia penitenziaria (sono 144 in servizio a fronte dei 218 previsti con un arretrato di 12mila giorni di ferie e con un presente di 50mila ore di straordinario ogni anno). Dall’inizio dell’anno tre detenuti si sono suicidati: a gennaio il 34enne macedone Jeton Bislimi accusato del tentato omicidio della moglie a Capestrano, a marzo il ventenne di etnia rom Patrick Guarnieri, a giugno Giuseppe Santoleri condannato a 18 anni per l’omicidio della ex moglie in concorso con il figlio Simone. Il penitenziario vive da tempo una condizione di criticità figlia di sovraffollamento, carenza di personale, scarsi investimenti. Le aggressioni, i tentativi di suicidio, le fughe tentate o riuscite come quella di un detenuto evaso qualche mese fa con scene da film, servono a suonare la sveglia per qualche giorno ma spenti i riflettori tutto torna come prima.
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