Asl, 152 assenti perché contagiati

I dipendenti “no vax” sospesi sono 36. In carcere trovati altri 10 detenuti positivi
TERAMO. I numeri della pandemia in provincia di Teramo, ieri, non sono stati incoraggianti. I contagi si sono mantenuti oltre quota 900, anzi intorno ai mille, e il dato teramano (982) è stato il peggiore di giornata in Abruzzo. Sono leggermente risaliti i ricoveri, che dai 139 di venerdì si sono attestati a 143. In Rianimazione Covid, al Mazzini, ci sono cinque persone. Due i decessi di pazienti positivi: a quello dell’imprenditore D’Eugenio, di cui leggete sopra, si è accompagnato quello di una 85enne di Alba Adriatica, per la quale vale un discorso già fatto e rifatto: non è il Covid la causa di morte, o comunque non la principale, ma altre patologie.
SOSPESI E ASSENTI
L’emergenza nell’emergenza riguarda l’organico della Asl. I dipendenti sospesi perché non vaccinati sono saliti a 36, dei quali otto medici e 17 infermieri. A loro si aggiungono 152 dipendenti a casa perché contagiati dal Covid: tra loro 29 medici e 75 infermieri, un numero importante che costringe i vertici dell’azienda sanitaria a fare i salti mortali, rimodulando continuamente i servizi, e impone ai dipendenti in servizio turni di lavoro al limite dell’impossibile.
IL CASO CASTROGNO
Ieri il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, in una nota firmata dal segretario provinciale Giuseppe Pallini è tornato a fare il punto sul focolaio Covid scoppiato la scorsa settimana nel carcere teramano di Castrogno. «Nei giorni scorsi», scrive Pallini, «sono stati effettuati i tamponi a circa 200 detenuti, la metà ancora rimasta. Fortunatamente, solo dieci sono risultati positivi e tre dubbi. L’altro ieri (giovedì, ndr) un detenuto è stato ricoverato in ospedale per febbre alta». Il segretario del Sappe è poi tornato sugli incidenti avvenuti otto giorni fa, scrivendo: «Alcuni detenuti “riottosi”, autori della devastazione di sabato scorso, sono stati isolati dal resto della popolazione detenuta per impedire di fomentare gli animi e il clima è tornato sereno all’interno del padiglione detenuti. Dobbiamo registrare e denunciare però», ha continuato polemicamente Pallini, «l’inerzia dell’amministrazione centrale che in questo periodo è rimasta silente… come d’altronde oramai da anni. Nessuno si è fatto vivo per sapere se avevamo bisogno d’aiuto… Questa è l’Italia, in generale c’è uno scollamento tra il centro e la periferia e a nessuno importa niente se non quando c’è da puntare il dito». (d.v.)
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