Assediati dalle fabbriche Un quartiere in rivolta

Martinsicuro, gli abitanti presentano una nuova denuncia per inquinamento Il presidente del comitato: «Polveri nere cancerogene sui nostri balconi»
MARTINSICURO. Hanno presentato la trentunesima denuncia. Sono gli abitanti di Martinsicuro che risiedono in un’area costellata di fabbriche “pesanti”, metalmeccaniche e chimiche. Da anni combattono contro l’inquinamento che rende loro difficile anche aprire le finestre. Dal 2014 sono rappresentati dal “Comitato difesa ambiente Martinsicuro” il quale chiede che fabbriche del calibro della Veco (una fonderia), Carbotech (produce spazzole in grafite), Morgan Carbon (piccoli pezzi di motori e anelli di tenuta) e Lea (lavora scarti in legno che macerano) non emettano più fumi, polveri e odori nauseabondi.
«Ci sentiamo soli a sopportare questa gravosissima condizione», esordisce il presidente, Angelo Delfino, «siamo impossibilitati a tenere le finestre aperte e siamo molto preoccupati per la nostra salute: le analisi sulle poveri che si depositano sui balconi e quindi anche su di noi hanno evidenziato la presenza di sostanze anche cancerogene». Nelle polveri prelevate da una grondaia, infatti, risulta la presenza di ferro e cristobalite, un cancerogeno. Il comitato chiede più controlli dell’Arta – che pure ha fatto diversi controlli in zona, tanto che da maggio la Veco è stata chiusa un mese dopo una sua relazione – ma anche un maggiore impegno del Comune e del sindaco in particolare «che non ci ha mai contattati per un incontro», osserva Delfino. Il comitato ha presentato una marea di denunce al Noe, alla Forestale e alla procura. Nell’ultima, l’attenzione degli abitanti si appunta sulla Veco che «continua a rilasciare in atmosfera fumi densi e polveri nere, odori pungenti di metallo fuso e forti rumori che non consentono agli abitanti di Martinsicuro una normale vita». Alla denuncia sono allegati video e foto e si chiede anche alla procura di far luce sullo spostamento notturno di materiali che ha prodotto l’indomani sui balconi dense polveri nere. Gli abitanti peraltro annunciano che vigileranno sulla reale applicazione delle tre prescrizioni imposte dalla Regione, da realizzare entro il 17 settembre, pena la chiusura: efficaci barriere contro il rumore, impermeabilizzazione del piazzale dei camion, verifica di fumi e polveri.
Il comitato è rappresentato dall’avvocato Tommaso Navarra. «Le ragioni del lavoro», dichiara, « non devono essere incompatibili con la salute e la vita dei cittadini. Nella nostra regione quando hanno prevalso le ragioni del lavoro hanno perso tutti, non solo il territorio, e in tal senso la vicenda Bussi dovrebbe averci insegnato qualcosa. C'è necessità di un intervento politico, oltre che giudiziario, che consenta un salto di qualità offrendo nuovi luoghi e nuove opportunità di lavoro compatibili con l'ambiente, il territorio e le attuali vocazioni dello stesso». (a.f.)
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