Assenteismo alla Asl, confermate le accuse per le dipendenti sospese

12 Luglio 2021

Il pm chiude le indagini per il medico e l’assistente sociale, si va verso la richiesta di rinvio a giudizio La Procura: «Uscivano per fare la spesa durante gli orari di lavoro». Respinti i due ricorsi al Riesame

TERAMO. Dopo il no del tribunale del Riesame alla revoca della sospensione e al dissequestro dei soldi, la Procura impacchetta le accuse e chiude le indagini sulle due dipendenti della Asl di Teramo accusate di essersi assentate dal posto di lavoro.
Il pm Davide Rosati ha firmato l’avviso di conclusione e trascorsi i venti giorni previsti per il deposito di eventuali memorie difensive o altro molto probabilmente chiederà il rinvio a giudizio per il medico Lorella Prosciutti, 61 anni, e l’assistente sociale Liliana Di Nicola, 63 anni, in servizio nella Rsa psicogeriatrica di Casalena, accusate di truffa e false attestazioni.
Secondo l’autorità giudiziaria le due in più occasioni si sarebbero assentate dal posto di lavoro per fare acquisti e spese varie timbrando il cartellino l’una al posto dell’altra facendo così risultare sempre la presenza sul posto di lavoro anche quando in realtà non sarebbe stato così. Accuse che le due indagate, entrambe assistite dall’avvocato Gennaro Cozzolino, hanno respinto con forza sostenendo di aver sempre rispettato le regole e di essersi assentate, laddove questo è contestato, solo per venire incontro alle esigenze dei pazienti in un particolare momento come quello della pandemia.
Secondo l’autorità giudiziaria, dunque, le due si sarebbero assentate dal posto di lavoro per fare acquisti; secondo la difesa delle indagate, invece, entrambe sarebbero uscite solamente per fare acquisti necessari agli anziani ospiti della struttura proprio in considerazione delle restrizioni legate al Covid e in molti casi, sempre secondo la difesa, lo avrebbero fatto anche su delega dei familiari degli stessi pazienti che proprio nell’ambito delle restrizioni per la pandemia non potevano visitarli. La Procura aveva contestato anche la falsità ideologica che il giudice firmatario dell’ordinanza di sospensione (il gip Lorenzo Prudenzano) non ha ravvisato. Le indagini, portate avanti dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale dell’Arma su delega dell’autorità giudiziaria, hanno riguardato un periodo compreso tra gennaio e febbraio di quest’anno. Un arco di tempo in cui i militari hanno operato con l’installazione di un sistema di videocamere nei locali dell’azienda sanitaria in cui le due lavorano e di impianti Gps nelle vetture di entrambe. Gli atti sono stati portati a conoscenza dell’azienda sanitaria per eventuali provvedimenti disciplinari. Le due indagate, oltre a far ricorso al Riesame contro la misura personale della sopensione, hanno fatto ricorso anche contro la misura patrimoniale del sequestro preventivo delle somme disposte sempre dal gip su richiesta della Procura (complessivamente circa 5mila euro). Anche in questo caso il ricorso è stato respinto. La difesa non ha annunciato ricorso in Cassazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA