Assenteismo: medico a giudizio e assistente sociale patteggia

2 Febbraio 2022

I reati contestati sono truffa e false attestazioni, per l’accusa uscivano durante l’orario di lavoro Un anno all’operatrice che ha concordato la pena, l’azienda sanitaria ha già licenziato entrambe 

TERAMO. Un patteggiamento e un rinvio a giudizio scandiscono davanti al giudice delle udienze preliminari il caso delle due dipendenti della Asl accusate di essersi assentate dal posto di lavoro. Si tratta del medico Lorella Prosciutti, 61 anni, e dell’assistente sociale Liliana Di Nicola, 63 anni, all’epoca dei fatti in servizio nella Rsa psicogeriatrica di Casalena ed entrambe accusate di truffa e false attestazioni. Davanti al gup Marco Procaccini l’assistente sociale ha patteggiato un anno con la scelta del rito alternativo, mentre il medico è stato rinviato a giudizio (prima udienza a luglio). Entrambe erano difese dall’avvocato Gennaro Cozzolino.
Secondo l’accusa della Procura (fascicolo del pm Davide Rosati che all’epoca chiese ed ottenne dal gip la misura della sospensione dal lavoro di tre mesi per entrambe) le due in più occasioni si sarebbero assentate dal posto di lavoro per fare acquisti e spese varie timbrando il cartellino l’una al posto dell’altra facendo così risultare sempre la presenza anche quando in realtà non sarebbe stato così. Accuse che le due, tramite il legale, hanno sempre respinto con forza sostenendo di aver rispettato le regole e di essersi assentate, laddove questo è contestato, solo per venire incontro alle esigenze dei pazienti in un particolare momento come quello della pandemia.
Secondo l’autorità giudiziaria, dunque, le due si sarebbero assentate dal posto di lavoro per fare spese; secondo la difesa sarebbero uscite solamente per fare acquisti necessari agli anziani ospiti della struttura proprio in considerazione delle restrizioni legate al Covid e in molti casi, sempre secondo la difesa, lo avrebbero fatto anche su delega dei familiari degli stessi pazienti che proprio nell’ambito delle restrizioni per la pandemia non potevano visitarli. Le indagini, portate avanti dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale dell’Arma su delega dell’autorità giudiziaria, hanno riguardato un periodo compreso tra gennaio e febbraio dell’anno scorso.Un arco di tempo in cui i militari hanno operato con l’installazione di un sistema di videocamere nei locali dell’azienda sanitaria in cui le due lavorano e di impianti Gps nelle vetture di entrambe. Le due dipendenti, oltre a far ricorso al Riesame contro la misura personale della sospensione dal posto di lavoro disposta all’epoca dal giudice, hanno fatto ricorso anche contro la misura patrimoniale del sequestro preventivo delle somme disposte sempre dal gip su richiesta della Procura (complessivamente circa 5mila euro). Entrambi i ricorsi sono stati respinti. Nel frattempo sono state licenziate dall’azienda sanitaria al termine di un procedimento disciplinare.
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