Assolti i due medici dell’ospedale accusati della morte di un 14enne

3 Giugno 2021

Lorenzo Panichi di Tortoreto venne dimesso da Sant’Omero mentre era in corso la rottura dell’aorta La sentenza riabilita la condotta di Mucciconi e Di Giandomenico: per il giudice il fatto non sussiste

SANT’OMERO. La sentenza del tribunale di Teramo riabilita i due medici dell’ospedale di Sant’Omero, Angelo Flavio Mucciconi del pronto soccorso e Mariantonia Di Giandomenico di Radiologia, ma non guarisce il dolore di due genitori per la perdita del figlio di 14 anni, Lorenzo Panichi, avvenuta il 28 aprile 2015. Lo "shock emorragico successivo a rottura dell'aorta ascendente" che uccise l’adolescente di Tortoreto non è fenomeno usuale, specie a quell’età: poteva essere diagnosticato facilmente e quindi si poteva intervenire subito e salvare la giovane esistenza? Alla fine del processo, il giudice Flavio Conciatori ha risposto no a questa domanda e assolto i due medici – difesi da Fabrizio Acronzio e Gianfranco Iadecola – perché il fatto non sussiste.
Quella mattina Lorenzo si era sentito male e i genitori lo avevano portato all'ospedale di Sant'Omero, dove gli erano stati applicati punti di sutura al mento per la ferita che si era procurato a causa del malore. Aveva, però, tosse e dolore alla spalla destra. I medici lo avevano visitato, sottoposto agli esami e successivamente dimesso. A casa il ragazzo si era sentito nuovamente male e, in ambulanza, era stato trasportato all'ospedale di Giulianova dove era arrivato in condizioni disperate. Il pm, nella richiesta di rinvio a giudizio dei due medici, scrisse: «Per imprudenza, negligenza ed imperizia, nonchè per colpa specifica, consistita nella violazione delle norme dettate dall'arte medica, omettendo di seguire un accurato monitoraggio delle condizioni cliniche di Lorenzo Panichi e un'adeguata valutazione della gravità del quadro clinico, diagnosticavano al paziente "polmonite dx", quand'era invece in corso la rottura/dissezione a livello dell'arteria, ne decretavano le dimissioni alle 13.04, cagionando, per effetto dell'omesso corretto approccio diagnostico-differenziale, il decesso per "shock emorragico successivo a rottura dell'aorta ascendente", verificatasi alle 16.30 all'ospedale di Giulianova». Il penultimo atto prima della sentenza assolutoria ha visto sfilare i periti di parte civile, difesa e procura. Per i consulenti di parte civile il ragazzo «in caso di corretta diagnosi sarebbe arrivato sul tavolo operatorio prima della rottura dell’aorta e, non avendo altre patologie, il tasso di mortalità chirurgica sarebbe stato nel range più basso». Per i periti della difesa, invece, non esistono in letteratura scientifica casi come quello del 14enne e poichè non mostrava alcun sintomo tipico di una dissezione aortica hanno escluso che vi fossero possibilità di salvarlo. Evidentemente, ha prevalso la seconda tesi.
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