Asta sospetta, il giudice assolve due dipendenti di Equitalia

18 Dicembre 2015

TERAMO. Il fatto non sussiste: è con la formula più ampia che il tribunale ha assolto i due ufficiali addetti alla riscossione di Equitalia finiti a processo nell’ambito di un’inchiesta aperta su una...

TERAMO. Il fatto non sussiste: è con la formula più ampia che il tribunale ha assolto i due ufficiali addetti alla riscossione di Equitalia finiti a processo nell’ambito di un’inchiesta aperta su una presunta asta sospetta.

Il collegio presieduto da Flavio Conciatori (a latere Franco Tetto e Enrico Pompei) ha assolto Tommaso Rasicci (assistito dall’avvocato Costanzo D’Amelio) e Anacleto Caccavale (assistito dall’avvocato Gaetano Luca Ronchi). Il pm Laura Colica aveva chiesto una condanna a due anni e sei mesi per Rasicci e ad un anno per Caccavale. Nel procedimento Equitalia si era costituita parte civile.

Rasicci era accusato di falsità materiale, istigazione alla corruzione e tentata libertà degli incanti, mentre Caccavale solo di falsità materiale per aver firmato insieme a Rasicci la valutazione dei beni pignorati. La vicenda per la quale i due uomini erano finiti a processo risale al marzo del 2011, con le indagini scattate dopo la denuncia della stessa Equitalia Pragma e dell’Istituto di vendite giudiziarie di Teramo. Secondo l’accusa del pm Colica i due dipendenti avrebbero sottostimato il valore di mobili, stampanti e camion pignorati ad un’azienda teramana. Rasicci successivamente avrebbe contattato telefonicamente il funzionario dell’istituto di vendite giudiziarie responsabile del procedimento in questione, ma il funzionario avrebbe immediatamente bloccato il presunto tentativo di corruzione da parte dell’uomo, avvertendo immediatamente i suoi superiori. Che a sua volta avrebbero avvertito Equitalia e sospeso l’asta.

Dopo i controlli del caso entrambi gli enti avevano inoltrato una denuncia dettagliata alla magistratura. Dopo le indagini il pm Colica aveva chiesto il rinvio a giudizio per Rasicci e per Caccavale che erano finiti a processo. E’ stato un lungo dibattimento nel corso del quale sono stati ascoltati decine di testi citati sia dalla pubblica accusa sia dalla difesa. Ma, evidentemente, per i giudici nessuna prova si è formata nel corso dell’istruttoria. Le motivazioni della sentenza si conosceranno tra novanta giorni ed è probabile che la procura faccia ricorso in appello.©RIPRODUZIONE RISERVATA