Astolfi: costruitelo pure ma non toccate il mio

9 Novembre 2016

ATRI. «L’ospedale di Atri non è antisismico? Bisognava adeguarlo utilizzando i tanti troppi soldi spesi dalla Regione Abruzzo per aprire reparti spesso inutili». Così il primo cittadino di Atri...

ATRI. «L’ospedale di Atri non è antisismico? Bisognava adeguarlo utilizzando i tanti troppi soldi spesi dalla Regione Abruzzo per aprire reparti spesso inutili». Così il primo cittadino di Atri Gabriele Astolfi reagisce al dossier della Asl pubblicato sul Centro di ieri in cui, nel presentare il progetto di ospedale unico, si parla del fatto che gli ospedale di Teramo, Atri e Giulianova non sono antisismici.

Le foto scattate lunedì scorso d’altronde descrivono strutture datate: evidenziano un poliambulatorio transennato per tutto il suo perimetro con evidenti crepe sulle pareti e sugli spigoli pieni di ferri a vista. Da anni cadono calcinacci ma mai nessuno è intervenuto. Nelle vicinanze dell’ingresso del pronto soccorso alzando gli occhi verso il primo piano si notano alcuni sgretolamenti tamponati solo con una passata di antiruggine, lungo i corridoi ci si imbatte spesso in crepe sulle pareti, il reparto di rianimazione dopo la scossa di domenica 30 ottobre è chiuso: nastri bianchi e rossi impediscono l’ingresso. Poi ci sono letti e separè ammassati davanti l’entrata del reparto trapianti, anch’esso inaccessibile. Nell’ultima scossa di terremoto i degenti in quest’ala del “San Liberatore” sono stati trasferiti. Nel passaggio che collega l’ospedale vecchio a quello nuovo si vedono crepe e buchi sui soffitti, per chi volesse salire ai piani alti ci sono anche ascensori rotti.

Astolfi non vuole soffermarsi su queste criticità e spiega che il San Liberatore pur non essendo antisismico da sempre è stato considerato sicuro da chi ha fatto i sopralluoghi, ed è per questo che è operativo e funzionante. Però non significa che non bisogna metterlo a norma. Occorre dice che «la Regione provveda ad adeguarlo insieme ad altre strutture del Teramano dove si salva forse il presidio di Sant’Omero. Riguardo all’ipotesi della Asl di costruire un centro d’eccellenza sanitaria a Mosciano il primo cittadino sottolinea: «Mi auguro questo non sia un tentativo di voler depotenziare ancora il nostro ospedale per portarlo alla chiusura. Questa sarebbe una scelleratezza ulteriore della politica che lascerebbe in completa confusione i territori limitrofi come Val Fino e Val Vomano. Come si può pensare che uno per esempio da Arsita vada a Mosciano? Se vogliono fare un ospedale di eccellenza va bene ma devono rimanere in funzione i presidi esistenti. Tutto questo è impensabile soprattutto in questo momento di emergenza post-terremoto, non sfruttino l’ondata per spazzare via il nostro ospedale. La Regione ora si rimbocchi le maniche e approfitti per mettere mano ad un piano di riordino della sanità esistente partendo dalla manutenzione e messa a norma degli edifici che ospitano ogni giorno centinaia di malati».

Domenico Forcella

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