Astolfi: dateci servizi per non far morire il nostro ospedale

Atri, il sindaco propone in cambio della chiusura di ostetricia di riaprire la medicina nucleare o di installare una risonanza
ATRI. La decisione di chiudere a fine ottobre il punto nascita dell’ospedale di Atri ha scatenato un vespaio di proteste. In primis quella del primo cittadino, Gabriele Astolfi. «Una volta smantellato diventerà un reparto fantasma, hanno progettato l’abolizione senza prevedere un piano o un progetto amministrativo collaterale. Fermo restando il nostro ricorso al Tar, c’è il grave pericolo di un depotenziamento graduale di tutto l’ospedale».
Astolfi fa delle proposte alla Asl, dirette ad un rilancio del presidio: «Il reparto chiuso potrebbe essere trasformato in centro di servizi di supporto al Mazzini di Teramo dotato di strumentazioni come la risonanza magnetica, terapia radio metabolica, di un settore di medicina nucleare, riabilitazione h 24 per neurologica e cardiologica. Ben venga qualsiasi proposta che vada a favore del territorio». Il primo cittadino non risparmia poi una stoccata al consigliere regionale Luciano Monticelli sulla soppressione del punto nascita atriano. «Monticelli», dice, «non sta facendo nulla, non ha fatto nulla ed ora non crediamo possa cambiare il corso delle decisioni. Una cosa potrebbe farla: dimettersi, ma non lo farà mai».
Giovedì ci sarà un consiglio regionale acceso sul tema dei tagli alla sanità al quale sono stati invitati a partecipare i sindaci delle città costiere come Silvi, Pineto ed Atri. Quest’ultima ha già annunciato di essere presente in blocco con tanto di gonfalone. Intanto il comitato cittadino “Il San Liberatore non si tocca”, poi, annuncia battaglia e in una nota diffusa sui social network polemizza: «mentre ad Atri si chiudono reparti, per l’ospedale di Teramo invece sembrano siano già pronti 1,1 milioni di euro da investire sul punto nascita per adeguarlo e potenziarlo. Il San Liberatore per la politica non conta niente da tempo. Il prossimo consiglio regionale diventa quindi l'ultima occasione per difenderlo, noi ci saremo ed invitiamo tutti i cittadini interessati alle sorti del punto nascita di partecipare al consiglio». Il comitato conclude: «sarebbe importante farsi vedere numerosi esprimendo in maniera civile la propria contrarietà ad una decisione che deve essere modificata e che sta ingiustamente penalizzando un intero territorio. Siamo alle battute finali e ogni tentativo deve essere fatto». Ma sembra tutto inutile. L’assessore alla sanità, Silvio Paolucci giorni fa non ha lasciato intravedere spiragli: «La chiusura dei punti nascita è sancita da un decreto del commissario alla sanità in attuazione dei parametri stabiliti negli anni scorsi dal governo nazionale e dal tavolo governativo di rientro del deficit sanitario cui è sottoposto l'Abruzzo dopo il commissariamento del 2008».
Domenico Forcella
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