Ateneo, Mangiameli si candida a rettore

Il decano dei docenti: «Me l’hanno chiesto tanti colleghi e ho accettato per amore». L’obiettivo è arrivare a 10mila iscritti
TERAMO. C’è un numero nei piani di Stelio Mangiameli per l’università: 10mila. È la quota d’iscrizioni, quasi doppia a quella attuale, a cui il docente di diritto costituzionale conta di arrivare come «soglia di sopravvivenza» dell’ateneo teramano. È uno degli obiettivi che il decano del corpo docente, tutt’ora impegnato come direttore dell’istituto di studi regionalisti del Cnr, pone alla base della sua candidatura a rettore. Si voterà a giugno per la successione a Luciano D’Amico che lascerà l’incarico in ottobre, e Mangiameli probabilmente sarà in corsa con il prorettore vicario Dino Mastrocola. «ll mio incarico attuale scade alla fine del 2019, per cui non pensavo a questa eventualità», premette il docente, «ma la candidatura mi è stata chiesta da molti colleghi, in particolare quelli della facoltà di giurisprudenza, e per amore dell’università in cui lavoro da 25 anni ho accettato».
Mangiameli, sebbene abbia trascorso l’ultimo periodo a Roma dedicandosi alla ricerca, tiene a ricordare gli incarichi ricoperti in ateo fin da suo arrivo quando era rettore Luciano Russi. «Sono stato delegato all’edilizia», sottolinea indicando oltre la finestra del suo ufficio a Coste Sant’Agostino, «e questi edifici che oggi raccolgono tutta l’università sono una mia realizzazione». Il momento dell’ateneo teramano è particolarmente critico, sottoposto alle tensioni di crisi economica, incertezze politiche delle principali istituzioni territoriali, difficoltà del sistema accademico regionale ed emergenze ambientali che rischiano affossare «una piccola realtà come Teramo a cui non mancano però le specializzazioni su cui puntare».
Da queste il candidato, che oggi terrà il suo primo incontro con i docenti di Giurisprudenza, intende ripartire per raggiungere quel numero di iscritti che significherebbe aprirsi al futuro con prospettive incoraggianti. «Non possiamo essere un’università generalista con 40mila studenti», fa notare, «ma dobbiamo ulteriormente specializzarci e crescere puntando sul polo delle scienze sociali».
Il motore attrattivo, insomma, devono tornare a essere le facoltà storiche dell’università teramana. Giurisprudenza, scienze politiche e scienze della comunicazione, secondo Mangiameli, hanno potenzialità per incrementare gli iscritti a patto «di non restare ancorate alla visione anni ’50 e ’60 di preparare avvocati, ambasciatori e giornalisti, ma rispondano alle nuove esigenze formative e del mercato del lavoro in connessione tra loro e con le altre facoltà che pure rappresentano punti di eccellenza». Veterinaria, però, ha il numero chiuso deciso dall’Europa e Bioscienze, a detta del candidato, non può andare oltre la crescita attuale. Ambiente, sicurezza e management sono le tre frontiere verso cui avviare i laureati del futuro, in una «dimensione pienamente internazionale che a Teramo è un po’ scemata per tutte le vicende suite dal territorio».
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