Ateneo, via al progetto europeo Rep-Eat

18 Maggio 2016

Domani la presentazione. Formerà specialisti nell’alimentazione, da selezionare 12 ricercatori

TERAMO. Verrà avviato ufficialmente domani alle 9 nella sala del cda dell'ateneo, presenti il rettore Luciano D'Amico e il presidente della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso, il progetto europeo Rep-Eat, finanziato per due milioni di euro nell'ambito del programma Horizon 2020 fra le azioni Marie Curie. Durante l'evento di avvio tutti i curatori presenteranno l'organizzazione della governance, i contenuti e le azioni del progetto Rep-Eat.

La Regione Abruzzo ha affiancato la Comunità Europea nel cofinanziare il progetto e avrà un ruolo centrale nelle sue fasi di sviluppo. L'università di Teramo, competendo con altre 140 proposte europee, si è aggiudicata il finanziamento per l'unico progetto italiano premiato, piazzandosi all'8° posto fra le 18 proposte finanziate. Il progetto è coordinato da Barbara Barboni, prorettore alla ricerca dell'università di Teramo.

«L'obiettivo principale di Rep-Eat», si legge in una nota dell’ateneo, «è quello di costruire un nuovo e innovativo programma di dottorato nel settore interdisciplinare della salute alimentare, per formare figure di professionisti che sappiamo produrre e trasformare con una visione moderna gli alimenti valorizzandone il potere salutistico e che al contempo siano consapevoli dell'impatto che la qualità della dieta può esercitare sulla prevenzione della salute riproduttiva (Rep) e dei disturbi alimentari (Eat). Il progetto», continua la nota, «ha come traguardo la formazione di una nuova generazione di giovani ricercatori capaci di competere nel settore dell'Health Diet promuovendo approcci di ricerca creativi nonché facendosi portavoce dell'innovazione dei settori imprenditoriali di riferimento. I 12 giovani ricercatori che verranno selezionati per prendere parte al corso di dottorato europeo Rep-Eat parteciperanno a un bando competitivo internazionale che prevede che solo laureati stranieri o italiani con almeno quattro anni di attività all'estero verranno valutati sulla base dei loro curricula e motivazione. Durante il corso di dottorato», conclude la nota dell’università, «i giovani ricercatori si confronteranno con il settore imprenditoriale».