Ater, cifre da disastro Lesionate 123 palazzine

29 Dicembre 2016

Segnalazioni per danni in 1.382 alloggi popolari da Valle Castellana a Roseto Su 36 edifici controllati finora 32 sono inagibili. Sgomberate 413 abitazioni

TERAMO. I pesanti effetti del sisma si misurano anche con le cifre dei danni al patrimonio Ater. Le case popolari e le famiglie che le abitano hanno pagato un conto salato alla brutalità della terra che si muove scuotendo tutto quello che c’è sulla sua superficie. A quasi due mesi dalla scossa più violenta, quella del 30 ottobre, che non ha fatto vittime ma lasciato profonde ferite sul territorio, il bilancio dell’azienda regionale che gestisce gli alloggi destinati ai meno abbienti è composto da numeri in cui prendono corpo le dimensioni di un disastro. Sono 1.382 le segnalazioni arrivate all’Ater da tutta la provincia per appartamenti che, con diversa intensità, hanno riportato danni durante lo sciame sismico iniziato il 24 agosto. L’emergenza ha coinvolto 123 edifici sparsi in un’area che va da Valle Castellana a Roseto e per i quali sono stati avviati controlli da parte di tecnici dell’azienda e successivamente della Protezione civile per le valutazioni definitive. All’esito delle verifiche sono stati sgomberati 413 appartamenti, circa il 35% di quelli in cui erano stati segnalati danni, con quasi 1.300 sfollati.

In pratica, delle 36 palazzine sottoposte finora ai controlli definitivi, 11 risultano di categoria E, quindi gravemente lesione, 21 sono indicate come B, sgomberate anche con danni riparabili in tempi brevi, e solo quattro rientrano tra quelle agibili. Il capoluogo ha pagato il tributo più alto, con 18 edifici evacuati. «Le situazioni più gravi riguardano immobili risalenti agli anni ’60, con problemi pregressi di manutenzione», spiega l’amministratore unico dell’Ater Armando Rampini, «e per i quali s’impone una riflessione che consideri l’abbattimento e la ricostruzione ex novo».

Per il momento mancano indicazioni su come procedere. I decreti emessi finora dal governo non fanno riferimento alle case popolari né alle modalità da seguire per gli interventi di riparazione dei danni. Rampini, comunque, ha delineato una strategia per affrontare l’emergenza cercando di limitare i disagi a carico degli inquilini. «Faremo partire per primi gli interventi sugli immobili di categoria B», spiega «in modo da far rientrare il prima possibile la maggior parte delle famiglie sfollate».

Le palazzine con i danni maggiori richiederanno tempi più lunghi e valutazioni, da fare insieme a Luciano D’Alfonso nella doppia veste di presidente della Regione e vicecommissario alla ricostruzione, sull’opportunità di abbatterle per rimpiazzarle con edifici a norma. L’Ater ha a disposizione somme da impiegare nei lavori di somma urgenza destinati alle problematiche più impellenti. Resta in attesa, però, di ordinanze specifiche che detteranno criteri, sulla scia della procedura avviata per le scuole, destinati a orientare gli interventi necessari verso affidamenti diretti alle imprese, per risparmiare tempo, o gare d’appalto con passaggi burocratici più articolati. Al momento, però, l’impegno dell’azienda resta concentrato sulle verifiche. I tecnici hanno iniziato dalle situazioni più critiche registrate a Teramo e Montorio, ma per smaltire le richieste con le squadre sa dispoizione ci voranno ancora sei mesi.

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