Ater, nel 2023 possono aprire 20 cantieri

Quelli già avviati sono 13 sui 61 previsti in totale. A Teramo entro l’anno è atteso il rientro nei propri alloggi di 64 famiglie
TERAMO. Ieri mattina a Martinsicuro la presidente dell’Ater Teramo Maria Ceci, alla presenza del commissario per la ricostruzione Guido Castelli, dell’assessore regionale Pietro Quaresimale e del sindaco di Martinsicuro Massimo Vagnoni, ha dato il via ufficiale ai lavori di ripristino e miglioramento sismico dell’immobile di via Vomano 4, che prevedono un investimento di 403.368 euro. Maria Ceci ha commentato: «Si tratta di lavori a modo loro “particolari”, perché figli di uno specifico atto di intesa sottoscritto da me e dal presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, in qualità di vice commissario della ricostruzione, volto al finanziamento dei lavori su edifici danneggiati dal sisma, ma non ricompresi nella prima fase delle ordinanze. Un’intesa che evidenzia quanto sia forte, nelle intenzioni dell’Ater di Teramo e della Regione, la volontà di non lasciare indietro nessuno».
Quello che ha preso il via ieri è il primo nuovo cantiere avviato nel 2023 dall’Ater di Teramo, che tra gli enti pubblici è uno tra i più interessati dalla ricostruzione post-sisma 2016 in considerazione dell’elevato numero sia delle unità abitative danneggiate, sia delle persone assistite. Gli alloggi Ater danneggiati in provincia, infatti, sono 678 distribuiti su 61 edifici, 31 dei quali nel comune di Teramo, e al momento dello sgombero ospitavano circa 600 famiglie. L’ente ieri ha fatto il punto, scrivendo: «Al 10 gennaio 2023 tutte le procedure sono state avviate e questa è, nel dettaglio, la situazione della ricostruzione: 13 cantieri avviati (tra questi ce ne sono due di particolare rilevanza a Teramo, quello di via Giovanni XXIII con 32 alloggi a canone concordato e quello di via Adamoli 48 con altri 32 alloggi, ndr), «di cui tre già in fase di collaudo e approvazione del certificato di regolare esecuzione (a Basciano, Notaresco e Atri) e un edificio (a Civitella) i cui lavori sono stati aggiudicati in via definitiva; altri in via di definizione nel corso del corrente anno. 20 procedimenti si trovano in fase istruttoria, ossia in fase di approvazione dei relativi progetti, da parte dell’Usr (ufficio speciale ricostruzione). Per otto edifici (da demolire, ndr), per i quali non è stato possibile procedere a un intervento di miglioramento sismico attraverso l’utilizzo esclusivo del finanziamento assegnato pari a 60.085.651,80 euro, è stata trasmessa una nota ufficiale di richiesta di integrazione fondi. È infatti emersa la necessità di ottenere somme aggiuntive per cantierare gli interventi, per i quali si è già in possesso di tutti i progetti necessari. Va rilevata, inoltre, l’oggettiva e notoria difficoltà, anche per Ater Teramo, ad eseguire gli interventi del Superbonus 110%, per l’impossibilità delle imprese ad accedere alla cessione del credito. Sempre in tema di Superbonus 110%, il problema legato al cambiamento delle condizioni di mercato incide anche su alcuni lavori già avviati. È il caso di uno degli edifici di Montorio, dove si è attuata una procedura, autorizzata dalla Regione e dall’Agenzia delle Entrate, che combina il finanziamento previsto per la ricostruzione post-sisma con quello del superbonus110%».
La presidente Ceci sottolinea che la situazione compromessa di diversi immobili e le scelte dell’azienda hanno comportato uno slittamento dei tempi a vantaggio di una ricostruzione più completa e sicura. «In più occasioni, infatti», dice, «è emersa la necessità di modificare il tipo di intervento: laddove inizialmente era stata ipotizzata la ricostruzione quale miglioramento o adeguamento, a seguito di prove sui materiali e analisi progettuale è stata valutata dall’Ater la possibilità di procedere alla demolizione e alla ricostruzione, come nei casi di Cortino, Atri, San Nicolò, Campli, Frondarola e Teramo. Una scelta inizialmente circoscritta a pochi edifici, ma che sta divenendo sempre più una necessità estesa a una elevata percentuale di immobili anche nell’ottica di quella garanzia di sicurezza che vogliamo poter offrire ai nostri inquilini, accompagnandone il ritorno in case che siano state ricostruite, anche», conclude Maria Ceci, «con un’attenzione particolare per l’efficientamento energetico».
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