Ater, via libera alle demolizioni: quattro edifici saranno ricostruiti

10 Settembre 2023

Cerimonia di consegna dei lavori da 900mila euro per l’abbattimento di 48 alloggi a Colleatterrato Secondo i tecnici non basta l’opera di miglioramento sismico perché il calcestruzzo è poco resistente

TERAMO. Non è la prima demolizione post-sisma decisa dall’Ater (in via Spataro è già stata rasa al suolo una palazzina) e sicuramente non sarà l’ultima, ma probabilmente alla fine risulterà la più grande. Per questo la consegna dei lavori per l’abbattimento di quattro edifici di via Giovanni XXIII a Colleatterrato (48 alloggi in totale), avvenuta ieri mattina, viene ritenuta «una giornata storica» dall’Ater di Teramo. «Storica», dichiara la presidente Maria Ceci, «perché segna il momento cardine di un percorso amministrativo e tecnico che ha impegnato l’Azienda per anni, costruendo letteralmente un iter che, per le sue peculiarità e la sua complessità, non aveva precedenti. La scelta, infatti, di investire non sul miglioramento sismico delle strutture esistenti, ma sull’abbattimento dei quattro palazzi e la loro ricostruzione, ha comportato un lavoro preparatorio complesso, al quale l’intera struttura dell’Ater di Teramo si è dedicata senza sosta, con il costante supporto dell’Ufficio speciale per la ricostruzione. Quello che, agli occhi di un profano e nella comprensibile percezione degli ex inquilini sfollati, è stato considerato un “ritardo”, era in realtà il cronoprogramma della necessità di restituire agli inquilini case sicure nelle quali vivere. Sicure e nuove, sotto ogni punto di vista, nel quadro di un investimento che garantisse anche il pieno rispetto della legalità».
Alla cerimonia di consegna dei lavori, insieme alla presidente Ceci, hanno preso parte il commissario sisma Guido Castelli, il sindaco Gianguido D’Alberto, l’assessore regionale Pietro Quaresimale e il direttore dell’Usr Vincenzo Rivera. L’opera di demolizione costerà 900mila euro e dovrebbe durare 180 giorni, ma l’avvio ci sarà solo quando tutti gli ex inquilini avranno portato via le loro cose rimaste negli alloggi. Quanto alla ricostruzione ex novo che seguirà, ovviamente costerà molto di più: i progetti esecutivi sono in via di completamento. Nei piani dell’Ater i nuovi edifici avranno più dei 48 alloggi che stanno per diventare polvere.
L’Ater in una nota evidenzia che sugli immobili, realizzati a metà degli anni ’70, a seguito degli eventi sismici del 2016-17 «vennero espletate le previste indagini sui materiali, dalle quali è emersa una bassa resistenza del calcestruzzo utilizzato. Per questo i tecnici incaricati (del miglioramento sismico, ndr), eseguite le opportune verifiche, hanno stabilito la conseguente diseconomicità dell’intervento pianificato rispetto alla demolizione e ricostruzione dell’intero fabbricato. Si è così avviata tutta la procedura per l’avvio dell’iter approdato alla consegna dei lavori. E non solo, perché di pari passo è andato l’iter relativo alla costruzione dei nuovi palazzi, proprio per accorciare il più possibile i tempi burocratici successivi alle demolizioni». Maria Ceci conclude con un pensiero agli sfollati Ater che da sette anni attendono la ricostruzione: «Tutto quello che abbiamo fatto, l’attenzione e la cura che abbiamo riservato a questo progetto, sono state ispirate dal desiderio di restituire loro una casa nella quale poter tornare a vivere, con la certezza di sapere che mai più un evento sismico come quello vissuto li costringerà a lasciare quelle abitazioni».
Il commissario sisma Castelli dal canto suo ha dichiarato: «Ho voluto essere presente all’avvio delle demolizioni. Le procedure di ricostruzione degli edifici Ater di Teramo si sono rivelate più complesse del previsto ed è nostra intenzione accelerare per recuperare il tempo trascorso. Dobbiamo farlo agendo come una squadra coesa e intervenire per far sì che, una volta finite le demolizioni, si possa procedere speditamente anche con la riedificazione, consentendo alle centinaia di persone che vivono ancora fuori dalle loro case di rientrarvi. A loro va la mia solidarietà e vicinanza, siamo consapevoli dei ritardi accumulati ma ci siamo messi alla stanga per restituire fiducia e speranza attraverso azioni concrete».
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