Atr e Veco, non ci sono acquirenti Poco tempo per salvare i 130 posti

I sindacati chiedono alla Regione strategie sul polo del carbonio e sul ricollocamento degli addetti Nel frattempo i 34 dipendenti della Diba Metalli sono da due mesi senza stipendio e ammortizzatori
TERAMO. I fronti caldi del lavoro nel Teramano sono pronti a riaccendersi. Dalle vertenze del polo del carbonio tra Martinsicuro e Colonnella, dove le speranze per il futuro dell’Atr e della Veco sembrano essersi ridotte al lumicino, all’incertezza per il caso giudiziario della Diba Metalli di Giulianova e per le questioni internazionali che coinvolgono il settore dell’automotive tra Castellalto e il capoluogo, passando per Tortoreto, dove la Betafence è osservata speciale dopo l’introduzione dei contratti di solidarietà e la Selta non vede ancora la fine del suo processo di vendita: per le centinaia di posti di lavoro in ballo, i prossimi giorni saranno cruciali. E i sindacati Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uil-Uilm tornano a chiedere l’intervento delle istituzioni.
ATR E VECO. L’aria più pesante è quella che si respira intorno all’Atr di Colonnella e alla Veco di Martinsicuro. Fallite e ferme. Per i circa 80 lavoratori della prima, la cassa integrazione finirà a giugno 2022, per i 50 della seconda a marzo. Poi il buio, la fine di ogni rapporto, lo spettro della disoccupazione. «Non siamo a conoscenza di gruppi interessati a rilevarle», dicono all’unisono Marco Boccanera della Fim, Natascia Innamorati della Fiom e Gianluca Di Girolamo della Uilm, che in queste ore stanno inviando alla Regione la richiesta di un incontro urgente con l’assessore al lavoro Pietro Quaresimale. Secondo i rappresentanti sindacali, per l’Atr gli acquirenti sono tenuti lontani anche dalla difficile sovrapposizione tra le due curatele dei due fallimenti. E poi ci sono le altre ditte della zona, che annunciano nuove assunzioni, senza un accordo per il ricollocamento dei lavoratori già formati ed esperti. I sindacati chiederanno alla Regione «un piano per la loro ricollocazione. Ma anche un piano per il futuro delle due aziende e di tutto il polo del carbonio». Sfruttando magari i fondi della Area di crisi complessa.
DIBA METALLI. L’azienda è finita in una vicenda giudiziaria che ha portato al sequestro dello stabilimento giuliese, poi al suo dissequestro, ma macchine e lavoratori sono fermi. Nei giorni scorsi l’assemblea dei soci è stata rinviata alla prossima settimana. Senza la nomina di un commissario, i 34 lavoratori non solo continueranno a non percepire uno stipendio come accade da luglio, ma non otterranno nemmeno la cassa integrazione. «Abbiamo scritto al tribunale e ci siamo resi disponibili, la questione del lavoro sembra sfuggire in questa fase della vicenda penale», dicono i sindacati.
BETAFENCE. I contratti di solidarietà, ottenuti dopo un anno di battaglia durissima, sono diventati realtà alla fine di agosto. I sindacati stanno monitorando la situazione. Nei prossimi giorni torneranno a incontrare la proprietà della multinazionale delle recinzioni per il futuro dei circa 140 lavoratori dello stabilimento di Tortoreto.
SELTA. L’acquisto della grande azienda delle telecomunicazioni – quindi di interesse strategico nazionale – da parte della Digital Platform non è ancora ufficiale e resta l’amministrazione straordinaria dopo il fallimento, nonostante il Governo non si sarebbe opposto alla rilevazione. Incertezza, quindi, per i circa 70 dipendenti dello stabilimento tortoretano Si attendono novità nei prossimi giorni.
AUTOMOTIVE. Materie prime mancanti che bloccano la fluidità del lavoro negli stabilimenti, con i timori per il futuro legati alla nascita del gruppo Stellantis, «nei poli teramani del settore, stanno già saltando molti posti di lavoro tra gli interinali. È necessario un impegno diretto del Governo nazionale, ma anche delle istituzioni locali», dicono i rappresentanti sindacali.
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