Atr, sciopero a oltranza in attesa degli stipendi

L’assemblea dei lavoratori riunita ieri ha deciso di continuare la protesta I sindacati: «Non abbiamo più nessuna fiducia in questo nuovo proprietario»
COLONNELLA. Clima sempre più teso all’Atr di Colonnella, dove ieri i lavoratori riuniti in assemblea hanno confermato la volontà di proseguire lo sciopero ad oltranza, continuando anche a mantenere il presidio notturno davanti ai cancelli dell'azienda. Una decisione scaturita dopo che la proprietà, anche nel corso dell'incontro in Regione, non è riuscita a fornire date certe sui tempi di pagamento degli stipendi arretrati. «L'assemblea dei lavoratori ha convenuto di proseguire lo sciopero fino a quando non saranno pagati gli stipendi arretrati», spiega Mirko D'Ignazio, della Fiom Cgil, «così come il presidio notturno. C'è poi l’aspetto relativo alla cassa integrazione straordinaria. Nell’incontro in Regione abbiamo ribadito che non firmeremo nessun accordo rispetto alla cassa così come presentata dall’azienda e c’è stato l'impegno a valutare il ricorso ad altri ammortizzatori sociali». Il prossimo incontro in Regione è fissato per il 4 marzo, ma i sindacati stanno pensando anche ad altre iniziative. «Stiamo valutando di tornare in prefettura chiedendo la convocazione dei curatori fallimentari», sottolinea Marco Boccanera, della Fim Cisl, «perché non abbiamo più fiducia in questo nuovo proprietario. Intanto i lavoratori stanno cercando di organizzare per domenica un pranzo solidale a cui invitare istituzioni e politici locali, in cui sarà offerto un piatta di pasta a chi si impegnerà per una risoluzione positiva della vicenda». Ma la vertenza Atr non è l'unica a preoccupare i sindacati. Giovedì si è infatti svolto un incontro al ministero del lavoro un incontro sulla situazione della Veco di Martinsicuro, alla quale hanno partecipato il curatore, Confindustria e la Regione. Obiettivo dell'incontro era quello di valutare la possibilità di portare avanti l’attuale cassa per l’area di crisi complessa e al termine (1° ottobre 2020) attivare i 12 mesi di cassa integrazione per cessazione – come auspicato dai sindacati – o se al contrario è necessario procedere subito alla Cig. «Da quanto c'è stato anticipato sull'incontro di ieri è emerso che l'attuale cassa per area di crisi complessa può essere portata avanti fino a quando ci sono offerte o manifestazioni di interesse per la reindustrializzazione», spiega D'Ignazio, «ma allo stato non sappiamo se potremo arrivare a settembre o se dovrà essere attivata la cigs per cessazione. Il 25 è fissato un nuovo incontro in Regione e vedremo il da farsi».
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