Atri, ammainata la bandiera europea Insorge l’opposizione

Il sindaco minimizza: un gesto dimostrativo, la rimettiamo La minoranza scrive al prefetto: un atto vile e arrogante
ATRI. Per il sindaco è un gesto simbolico, per l’opposizione è un gesto vile ed arrogante.
Il video girato ad Atri del sindaco e del capogruppo della maggioranza (in procinto di creare un gruppo di Fratelli d’Italia) Francesco Filiani che ammainano prima la bandiera sulla facciata del palazzo municipale e poi quella nell’ufficio del sindaco sta dividendo le coscienze.
Il giorno dopo con una nota il sindaco Piergiorgio Ferretti smorza la portata del fatto. «Abbiamo risposto a un grido di dolore con un gesto simbolico, perfettamente consapevoli di quanto sia preziosa l’Unione Europea! Il gesto di togliere la bandiera europea, che sarà comunque rimessa, dal palazzo del Comune di Atri ha il solo obiettivo di esprimere il nostro dolore e il nostro grido d’aiuto. Crediamo nell’Europa e condividiamo i principi fondanti dell’Unione, ma ci aspettiamo che dia soccorso alla nostra Italia e alle altre Nazioni che stanno soffrendo per un’epocale emergenza sanitaria e per una crisi economica, forse più devastante». Ferretti si dichiara europeista e si augura che la protesta di diversi sindaci in Italia serva a far riflettere. Il filmato, che aveva come colonna sonora prima una marcia funebre poi l’inno d’Italia ha suscitato al reazione indignata dell’opposizione, che ha scritto anche al prefetto Graziella Patrizi. Un gesto che viene definito, fra l’altro, «una delle più brutte pagine della storia politica atriana». «La gravità del gesto è pari alla gravità delle reazioni di alcuni Paesi dell’Unione europea alla gestione dell’emergenza», sostengono il consiglieri Ugo Giuliani, Alfonso Prosperi, Paolo Basilico, Giammarco Marcone, Cinzia Di Luzio e un gruppo di cittadini, «Inopportuno, inappropriato e offensivo proprio per il dramma che tutte le comunità stanno vivendo. Un soffiare sul fuoco che ha il solo fine di alimentare rabbia sulla popolazione cui non modifica la quotidianità, né restituisce salute». Al prefetto, a cui viene chiesto di intervenire, fanno notare che il gesto è stato compiuto «in dispregio della legge 22 del 5 febbraio 1998, ove è chiara l’indicazione che i due vessilli devono essere innalzati e/o ammainati insieme». «Pare chiaro che tutto ciò avviene per mera propaganda politica antieuropeista e nazionalista in un momento in cui le istituzioni sono l’unico faro in acque tempestose. Riteniamo inammissibile ‑ e in questo converrà ‑ che si possano usare i vessilli, le sedi, i ruoli istituzionali e l’Inno d’Italia per fare propaganda politica di ogni genere».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

