Atri, ci sono i soldi per riqualificare l’ex mercato coperto

Arriva oltre un milione. Il Comune intende anche realizzare un museo della liquirizia e delle antiche tradizioni locali
ATRI. È stato approvato dalla Regione Abruzzo un contributo per riqualificare ad Atri l’edificio dell’ex mercato coperto di piazza Tini e per realizzare, in un edificio del centro ancora da individuare, il museo della liquirizia e delle antiche tradizioni. L’importo finanziato per la prima opera è di oltre un milione di euro e deriva dal progetto denominato "Sulle vie della doganella d'Abruzzo", che riguarda investimenti da fare sul territorio diretti alla creazione, miglioramento ed espansione dei servizi di base locali. Il finanziamento è stato ottenuto da Atri come ente capofila, in partenariato con i Comuni di Crognaleto, Montefino ed Elice. Per il museo l’importo stanziato è di circa 600mila euro.
Entrambi i percorsi mirati alla rivalutazione degli immobili fatiscenti ma strategicamente importanti per il centro storico della città furono avviati dall’amministrazione comunale precedente, in particolare dall’allora assessore al patrimonio e ai finanziamenti europei Alessia Faiazza. «Siamo molto soddisfatti per l’approvazione definitiva dei finanziamenti», ha commentato il primo cittadino Piergiorgio Ferretti, «che ci consentiranno di iniziare immediatamente l’iter procedurale per l’avvio dei lavori. Grazie anche a questo intervento l’area del mercato ne gioverà dal punto di vista estetico e di conseguenza l’area circostante vedrà una importante rivitalizzazione, che si aggiunge a quella che già c’è stata a seguito del trasferimento dei plessi scolastici a palazzo Cicada». L’assessore ai lavori pubblici Domenico Felicione ha aggiunto: «Il museo della liquirizia informerà sulle caratteristiche della tipicità locale, dalla radice alle tradizioni storiche e antropologiche sino ad illustrare i più curiosi utensili e antiche tecniche di lavorazione. Una tradizione, quella della liquirizia, che ha connotato da tempo il territorio, affermandosi in maniera incisiva grazie alla famiglia De Rosa sin dall’epoca del Regno di Napoli, trovando successivamente eco nella produzione industriale con la nota Menozzi e altri pionieri del tempo».
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