Atri, discarica sequestrata e 10 indagati

Sigilli al sito di Santa Lucia. Il pm: ampliamento difforme dal progetto per scaricare più tonnellate del consentito
ATRI. Nella provincia del caso La Torre, la discarica crollata 13 anni con tonnellate di spazzatura mai rimosse, c’ è un’altra maxi inchiesta con sequestro e dieci indagati a scandire la cronaca della gestione rifiuti. E’ quella firmata dal pm Davide Rosati che ha chiesto ed ottenuto dal gip Domenico Canosa i sigilli alla discarica Santa Lucia di Atri, da tempo al centro di polemiche e proteste con i residenti da anni in prima linea nel denunciare presunte irregolarità sul sito che attualmente ospitava i rifiuti provenienti da Roma nell’ambito dell’accordo di programma tra Regioni. L’attenzione della Procura si concentra sull’ampliamento entrato in funzione nel 2015. Un ampliamento, sostiene l’accusa, non conforme al progetto autorizzato e, di conseguenza, con una quantità di rifiuti abbancati superiore alle volumetrie concesse. Le ipotesi di reato contestate ai dieci indagati, tra vertici del consorzio Piomba Fino (proprietario del sito) e Atri Ambiente (gestore), sono violazioni al testo unico ambientale.
L’ACCUSA. Secondo il pm, che contesta fatti dal 2015 al 2018, gli indagati, così si legge nel provvedimento, «realizzavano la discarica in assenza della prescritta autorizzazione dell’ Aia (l’autorizzazione integrata ambientale (ndr) del 6 febbraio 2009 rilasciata dalla Regione Abruzzo, la stessa risultava essere inosservata in quanto l’attuale invaso della discarica non era conforme al progetto approvato relativo alla citata autorizzazione». Secondo la Procura «l’invaso della discarica realizzato in difformità al progetto approvato (pertanto con una capacità superiore al citato progetto) necessitava del prescritto procedimento di riesame della predetta Aia al fine dell’esercizio della discarica in questione, procedimento che non veniva perfezionato». Il sequestro preventivo è stato eseguito lunedì mattina dai carabinieri del Noe, il nucleo operativo ecologico, del comando regionale guidato dal maggiore Antonio Spoletini. Ora gli enti proprietari e gestori del sito di Santa Lucia potranno decidere se presentare istanza di dissequestro.
PIU’ RIFIUTI. Secondo la ricostruzione fatta dal consulente tecnico della Procura, e il cui operato viene citato nel provvedimento di sequestro, nella discarica sarebbero stati abbancati più rifiuti di quelli previsti. Così si legge a questo proposito nel provvedimento: «Visto lo stato del riempimento attuale emerge ad avviso del ct del pm, facendo riferimento ai quantitativi di rifiuti abbancati e considerando il più alto valore di compattazione, che tale invaso era stato realizzato con una volumetria superiore a quella del progetto e che le volumetrie autorizzate, sempre sulla base dei quantitativi abbancati, erano già state superate con conseguente contrasto dell’attuale esercizio della discarica con l’autorizzazione attualmente vigente». E continua il provvedimento: «Tale difformità, seppur comunicata alla Regione Abruzzo ed al titolare dell’autorizzazione, di fatto non veniva mai sanata, tanto che oggi l’invaso realizzato e gestito risulta difforme rispetto al progetto approvato del 2009. Con apposita strumentazione l’Arta ha rilevato, in data 9-11-2017, uno sforamento di 9.387 mc in più rispetto a quelli assentiti».
STOP ALL’AMPLIAMENTO BIS. L’anno scorso, intanto, il consiglio regionale ha detto no ad un nuovo ampliamento della discarica di Santa Lucia, progetto che aveva sollevato forti proteste di cittadini e residenti. Una decisione sancita nell’ambito dell’adeguamento del piano regionale di gestione integrata dei rifiuti anche alla luce della presenza, nelle vicinanze, della riserva naturale dei calanchi. La richiesta riguardava un ampliamento di 360mila metri cubi.
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