Atri, il punto nascita del San Liberatore è a rischio chiusura

Non rientra nei limiti fissati dal ministero della Sanità Astolfi accusa: dalla Regione parole poco chiare
ATRI. Rischio chiusura per il punto nascita dell’ospedale di Atri. Sarebbe la conseguenza di quanto stabilito dal “tavolo di monitoraggio” predisposto dal ministero della Sanità. Secondo quest’ultimo, infatti, l’Abruzzo per uscire dal commissariamento dovrà razionalizzare i punti nascita negli ospedali che non superano i 500 nati l’anno. Atri, dunque, per circa 10 nascite rimane al di sotto di questo limite. Il San Liberatore, insomma, subirebbe la stessa sorte degli ospedali di Penne, Ortona e Sulmona che corrono il medimo pericolo. Il problema è stato affrontato nel corso di una riunione, tenuta del presidio sanitario atriano, alla quale hanno partecipato i vertici della Regione, l’amministrazione comunale, la Asl e personale medico.
Ne è emerso un quadro non rassicurante. A lanciare l’allarme è il sindaco Gabriele Astolfi che afferma: «Dalla riunione non sono state date risposte ai paventati rischi chiusura del punto nascite e, ciò ci preoccupa non poco. Di ufficiale al momento non c’è nulla, ma le parole dell’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci, del consigliere Luciano Monticelli e del deputato Tommaso Ginoble non sono chiare. Ora devono rispettare gli impegni presi con gli elettori. Hanno fatto campagna elettorale per la difesa dell’ospedale ma al momento tacciono. Il problema non è solo del punto nascite ma anche di pediatria». Astolfi conclude: «L’ospedale di Atri è a servizio di oltre 250mila utenti della costa e dell’ entroterra deve essere potenziato e non smembrato». Monticelli qualche giorno fa non ha escluso la chiusura del punto nascita. «Non c’è nulla di ufficiale circa il rischio ridimensionamento», ha precisato, «continuerò a battermi per la difesa dell’ospedale».
Domenico Forcella
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