Attaccato da uno squalo: muore turista rosetano

20 Marzo 2022

La vittima aveva 56 anni, stava nuotando vicino a un’isola del mar dei Caraibi

ROSETO. Le immagini a fare il giro del globo, a raccontare più delle parole. Perché l’ultima sosta verso il destino di Antonio Straccialini, per tutti Tonino, 56enne di Roseto cittadino del mondo, è nelle acque dell'arcipelago colombiano di San Andrès nel Mar dei Caraibi. Qui nel pomeriggio di venerdì è stato attaccato e ucciso da uno squalo: un profonda ferita alla gamba, che molto probabilmente gli ha reciso l’arteria, non gli dato scampo. È morto dissanguato nonostante i soccorsi immediati di alcuni bagnanti che si sono tuffati in acqua per recuperarlo in una zona vicino agli scogli, la corsa in ospedale e i tentativi dei medici di salvarlo. Con la cronaca scandita dalle foto che per tutta la giornata di ieri sono rimbalzate su siti online e le tv del mondo. Il resto sono le comunicazioni delle autorità locali, l’intervento del consolato italiano e un altro drammatico caso nelle statistiche degli attacchi degli squali.
Le autorità locali
e l’allarme
L'Ente per lo Sviluppo sostenibile dell'Arcipelago di San Andrés, dopo avere disposto immediatamente una operazione congiunta con la Marina militare, la guardia costiera, la polizia nazionale e il ministero dell'Agricoltura e della Pesca, in una nota diffusa ai media locali ha sottolineato la pericolosità di quelle acque precisando che «un residente aveva avvertito della presenza di squali in acqua e ha raccomandato di non immergersi». Secondo le autorità locali quelle acque non sarebbero sicure perché, precisa lo stesso ente, «in base ai video che circolano sui social è stato possibile identificare che nella zona dell'incidente mortale si trovavano due grandi squali tigre (Galeocerdo cuvier)».
La ricostruzione
dell’esperto
Squali, conferma l’esploratore del mare Alberto Luca Recchi, che sono tra i più pericolosi. «Lo squalo tigre insieme allo squalo toro e allo squalo bianco è tra i più pericolosi», spiega l’esperto, «è in grado di nuotare anche in un metro d'acqua e può essersi avvicinato così tanto alla scogliera forse perché probabilmente inseguiva altre prede». Per Recchi però «gli attacchi di questo tipo sono eccezionali e se invece di raccomandare di non entrare in quelle acque l'Ente preposto avesse impedito con divieti di bagnarsi in quel tratto di mare, l'uomo sarebbe salvo. È possibile che l'uomo fosse in piedi con le gambe in acqua e il busto fuori. In quel caso lo squalo ha visto solo dalla coscia in giù».
Sul caso interviene Alessandro Marroni, il presidente di Dan Europe, organizzazione internazionale per la ricerca e la sicurezza in immersione. «Se si tratta di una persona che nuotava in superficie in un'area molto popolata da squali e poco antropizzata», dice, «la vicenda è sicuramente una tragedia dal punto di vista umano, ma non sorprende dal punto di vista ambientale. In quella zona era stata segnalata la presenza di squali tigre. Per lo squalo la persona che nuota in superficie è una preda, simile, ad esempio, ad una foca. Nelle zone altamente a rischio squalo, come l'Australia, le attività di superficie sono assolutamente sconsigliate e possono essere estremamente pericolose».
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