Attentato a Silvi, l’accusa chiede la conferma dei 13 anni

12 Luglio 2020

SILVI. La Procura ha chiesto la conferma della pena, la difesa – al termine di un’arringa durata quasi tre ore – l’assoluzione per non aver commesso il fatto. È approdata davanti ai giudici della...

SILVI. La Procura ha chiesto la conferma della pena, la difesa – al termine di un’arringa durata quasi tre ore – l’assoluzione per non aver commesso il fatto. È approdata davanti ai giudici della Corte d’appello la condanna a 13 anni per l’agguato a Nino Mario Presutti, il direttore dell’ufficio motorizzazione di Chieti residente a Silvi, che quattro anni fa diventò il bersaglio di un attentato finito con un proiettile che solo per puro caso si conficcò nella carrozzeria della macchina che guidava. Il processo, dopo l’udienza di venerdì, è stata aggiornata al 21 per repliche e sentenze. In primo grado il 43enne Doriano Mancinelli di Silvi (assistito dall’avvocato Gennaro Lettieri) è stato condannato a 13 anni perché ritenuto l’esecutore materiale, ovvero l’uomo che esplose il colpo di pistola.
Per l’accusa il mandante sarebbe stato Domenico Cricelli, il collaboratore di giustizia finito a processo e morto qualche giorno prima della sentenza a seguito di una malattia. I due hanno sempre respinto l’accusa. Il processo di primo grado non ha fatto chiarezza sul movente dell’attentato a Presutti (parte civile rappresentata dall’avvocato Marco Femminella).
Nelle motivazioni della sentenza di primo grado i giudici hanno scritto che «il mancato accertamento del movente non è un insuperabile ostacolo alla compiuta identificazione del Mancinelli quale autore dei fatti per cui si procede. Difatti il compendio indiziario nei confronti dell’imputato pare idoneo a collocarlo sul luogo dei fatti al di là del ragionevole dubbio, a prescindere dal movente che lo aveva determinato a commettere i fatti. In altri termini non ci si trova in presenza di un quadro probatorio incerto e contraddittorio, caratterizzato dall’esistenza di molteplici ipotesi ricostruttive alternative, bensì di un quadro assolutamente coerente e convergente verso un’unica prospettiva logicamente accettabile». (d.p.)
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