Attentato alla pizzeria Chiesto lo sconto di pena

29 Gennaio 2021

Bombe per rivalità commerciale, i tre indagati scelgono il rito abbreviato Sono accusati di tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso

ROSETO. Un rito abbreviato è l’epilogo processuale dell’attentato esplosivo alla pizzeria Anima Concept di Roseto organizzato (sostiene l’autorità giudiziaria) per rivalità commerciali. I tre indagati hanno chiesto il rito alternativo (che in caso di condanna prevede la riduzione di uno terzo della pena) e a maggio compariranno davanti al gup dell’Aquila vista la competenza distrettuale del reato. I tre, infatti, devono rispondere della pesante accusa di tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso (la Procura a questo proposito contesta il punto 1 del 416 bis del codice penale), il danneggiamento e la turbata libertà dell’industria e del commercio.
Davanti al giudice compariranno Antonio Pascale, 36 anni, origini campane ma residente a Roseto (all’epoca titolare di un’altra pizzeria); la sua compagna Sara Masone e Salvatore Ricciardi, 38enne di Pomigliano d’Arco, rinchiuso nel carcere di Poggioreale (il collegio difensivo è composto dagli avvocati Antonio Valentini e Nello Di Sabatino). Secondo l’accusa della Procura Pascale sarebbe il mandante e Ricciardi l’esecutore materiale dell’attentato. Pascale, nel corso dell’interrogatorio di garanzia fatto dopo l’arresto, ha ammesso di aver organizzato tutto scagionando completamente la compagna. Alla domanda sul perché all’epoca rispose dicendo: «Volevo dare una lezione perché dopo l’apertura di quella pizzeria gli incassi nella mia erano calati. Volevo dare una lezione, ma non di questo genere, con questi danni». L’ordigno esplose all’alba del 5 febbraio dell’anno scorso davanti all’ingresso della cucina del locale che si trova sulla statale Adriatica. L’esplosione danneggiò le vetrate di due ingressi, oltre a un frigorifero che fece da scudo ad altre componenti della cucina, evitando conseguenze peggiori soprattutto per il resto della palazzina in cui si trova la pizzeria. Da subito i carabinieri della compagnia di Giulianova intuirono che all’origine ci potessero rivalità commerciali e su questa ipotesi hanno lavorato sin dai primissimi momenti.
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