Aumenta la povertà, allarme di Comune e Caritas per il 2021

L’ente diocesano assiste sempre più persone che non riescono a pagare l’affitto, impennata del 40% L’assessore al sociale: a rischio varie categorie, l’impatto maggiore con lo sblocco dei licenziamenti
TERAMO. Una provincia a rischio povertà. La crisi sanitaria si accompagna a una crisi sociale ed economica che corre sotto traccia, che è pronta ad esplodere in tutta la sua drammaticità nei prossimi mesi mettendo in luce tutta una serie di nuove povertà finora sottovalutate. Che la crisi da temporanea stia diventando strutturale lo dicono i dati delle associazioni di volontariato, del settore sociale del Comune di Teramo, e le preoccupazioni dei sindacati.
Se nel 2020 sono aumentati i cittadini che si rivolgono alle mense di Caritas e Multa Paucis, soprattutto negli ultimi mesi è cresciuto anche il numero di chi ha chiesto un aiuto per pagare l'affitto. Tanto che la Caritas, tra il 2019 e il 2020, ha impegnato un 40% in più di risorse proprio per aiutare a sostenere le spese per la casa, per una somma di circa 70mila euro. «La situazione non è facile e l'avvenire non è roseo», commenta don Enzo Manes, direttore della Caritas, «l'incertezza, anche psicologica, colpisce duramente le famiglie più fragili e a vivere le maggiori difficoltà sono quelle persone che non hanno alle spalle una famiglia. Ma noi dobbiamo dare speranza, solidarietà». A raccontare come sono cambiate, in parte, le richieste d'aiuto, è la vice direttrice della Caritas Anna D'Eustachio. «L'andamento dei mesi scorsi si conferma anche adesso», sottolinea, «in particolare abbiamo visto che uno dei problemi delle famiglie sui quali abbiamo speso più fondi è relativo alla difficoltà a pagare gli affitti. Magari si riesce a pagare una bolletta ma poi c'è bisogno di un sostegno per le altre spese».
E riprova del grave momento di difficoltà è il numero di pasti distribuiti il pomeriggio del 1° gennaio da comitato di Teramo della Cri, Caritas diocesana e Multa Paucis che hanno confezionato kit alimentari da asporto, distribuiti a cento bisognosi.
Ma anche chi oggi riesce ancora a farcela con le proprie forze rischia, nei prossimi mesi, di andare ad ingrossare le fila dei nuovi poveri. A vivere le maggiori difficoltà sono le categorie che più di altre stanno pagando il prezzo della crisi, come il settore della ristorazione, del turismo, le donne, i precari e anche quel bacino di lavoratori che prima della pandemia riusciva a barcamenarsi con lavoretti e che adesso è rimasto senza reddito. «Ci sono tanti bar che non hanno riaperto per l'asporto», conferma l'assessore al sociale Ilaria De Sanctis, «in quanto rappresentava più una spesa che un guadagno. Penso ad esempio a chi lavora più con gli aperitivi che con le colazioni e che oggi con l'asporto non riesce a lavorare. Ci sono poi i ristoranti, che hanno perso tantissimo. Sul fronte dei bar e della ristorazione ci sono dati allarmanti». E tra chi ha fatto richiesta per i buoni spesa ci sono diversi dipendenti di questi settori. «In grande difficoltà è anche il settore delle estetiste», continua De Sanctis, «e il popolo delle partite Iva e anche se in questa fase le aziende hanno continuato a lavorare a differenza del lockdown, è anche vero che lo spartiacque che ci consentirà di capire l'impatto e il tipo di povertà legato alla pandemia sarà il 31 marzo, quando scadrà il blocco dei licenziamenti». E se il segretario della Cisl Fabio Benintendi esprime preoccupazione per le nuove povertà, evidenziando la «necessità di ripensare le risposte che devono essere date a livello sociale», a dirsi molto preoccupato è anche il sindaco Gianguido D'Alberto: «La preoccupazione è altissima e dobbiamo predisporre una risposta adeguata, i Comuni da soli non possono farcela. Lo Stato non si deve preoccupare solo dei ristori delle mancate entrate ma servono risorse per i bilanci comunali per affrontare queste nuove criticità».
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