Autismo, Verzulli: «Famiglie in difficoltà per fare le terapie»

29 Agosto 2019

Il presidente dell’associazione Autismo Abruzzo onlus chiede una diversa organizzazione dei servizi

TERAMO. Difficoltà nell’accesso alle attività diurne riabilitative, assenza di strutture residenziali idonee e soprattutto mancanza di servizi integrativi durante i periodi di Natale, Pasqua e nel corso dell’estate. Sono i problemi che si trovano ad affrontare le famiglie con figli autistici, e se i primi due interessano un po’ tutta la regione il terzo riguarda prevalentemente il teramano.
A tracciare il quadro delle criticità che si registrano sul territorio è il presidente di Autismo Abruzzo Onlus Dario Verzulli, che per quanto riguarda il Teramano chiede una diversa gestione dei servizi per lo spettro autistico. «Per quanto riguarda la difficoltà dell’accesso alle attività riabilitative, su Teramo stiamo aspettando un pronunciamento del tribunale in merito al caso di un ragazzino di 14 anni che non è mai stato preso in carico per le attività», sottolinea Verzulli, «e a settembre partiranno altri 4-5 ricorsi. C’è poi il tema dell’assenza di strutture residenziali sul territorio, come evidenziato per l’ennesima volta dal caso del tredicenne di Roseto. Ma il problema maggiore che ha Teramo è che durante il periodo estivo, così come durante quello di Natale e Pasqua, quando i servizi riabilitativi sono sospesi, i ragazzi che frequentano il centro per l’autismo di Sant’Atto, all’ex iperbarico, restano senza servizi integrativi». Una questione di cui l’associazione ha parlato più volte sia con la Asl di Teramo che con l’amministrazione comunale, senza però mai avere risposte concrete. «La Fondazione Il Cireneo», spiega Verzulli, «che gestisce il centro attraverso una convenzione che viene rinnovata ogni anno, se pur volesse non ha le autorizzazioni per poter fare attività integrative e chiunque si proponga di farle trova un muro sia normativo che organizzativo da parte di Asl e Fondazione Il Cireneo».
Per Verzulli l’unica soluzione per risolvere il problema è quello di una diversa gestione del servizio. «Quello che auspichiamo da tempo, tanto che abbiamo inoltrato diverse richieste sia al sindaco che all’amministrazione regionale», continua, «è una gestione diretta del servizio riabilitativo per l’autismo da parte della Asl in maniera da poter garantire oltre alle attività riabilitative anche quelle integrative. Oppure il ricorso a una gara europea». In ogni caso il faro da seguire deve essere quello del cosiddetto “modello L’Aquila”, «che permette di coniugare i servizi riabilitativi con quelli integrativi, con la collaborazione delle associazioni e delle famiglie, con contributi anche economici, assicurando un intervento più esteso e di grande qualità». Un aspetto, quest’ultimo, su cui l’associazione chiama in causa a gran voce il sindaco, sia in qualità di prima autorità sanitaria sul territorio, sia rispetto alla necessaria e corretta integrazione dei servizi sanitari con quelli di competenza del Comune e con quelli che potrebbero essere offerti da altre associazioni. «Abbiamo dimostrato più volte, ad esempio, che spesso per l’assistenza domiciliare c’è una sovrapposizione o sostituzione inadeguata tra le attività del Comune e quelle della Asl», conclude Verzulli, «Inoltre il centro servizi per il volontariato è da sempre disponibile all’integrazione dei servizi che possono essere utili a famiglie con autismo, ma non riesce a interagire con un sistema che è troppo rigido. Anche per questo il Comune dovrebbe attivarsi per far partire un percorso virtuoso tra Asl, associazioni, famiglie e amministrazione».
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