Autista di bus a processo per violenza su una 16enne

I fatti sono avvenuti in Val Vibrata, per la Procura il 58enne di Sant’Egidio avrebbe approfittato della fragile condizione psicologica della ragazza
TERAMO. Sarà un processo ad accertare la verità. Almeno quella giudiziaria. Così ha stabilito il gup Roberto Veneziano nel rinviare a giudizio un 58enne autista di bus della Val Vibrata (l’uomo di Sant’Egidio è domiciliato nell’Ascolano) con le pesanti accuse di violenza sessuale e atti sessuali con minori. La vittima è una ragazza che all’epoca dei fatti aveva 16 anni e che è oggi è da poco diventata maggiorenne.
Secondo la Procura l’uomo, così si legge nella richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pm Silvia Scamurra, avrebbe indotto la ragazza «a compiere e subire atti sessuali abusando dell’immaturità psichica ed affettiva nonché dello stato di vulnerabilità della minore dovuto anche alla difficile situazione familiare». E così aggiunge: « In particolare, quale conducente degli autobus di linea che percorrono la tratta Ascoli Piceno- Ancarano avvicinava da subito la giovanissima (che all’epoca dei fatti andava a scuola ad Ascoli (ndr) e lusingandola in vari modi, offrendole quotidianamente quelle attenzioni che le mancavano in famiglia e con i coetanei, nei carpiva la fiducia e la iniziava a una relazione sessuale che poi riusciva a mantenere grazie ad un estenuante pressing psicologico». L’indagine, all’epoca, era partita da una segnalazione dei genitori che (assistiti dall’avvocato Luca Macci) avevano notato dei cambiamenti nell’atteggiamento della ragazza scoprendo una serie di incontri con l’uomo.
Secondo la ricostruzione della Procura, così si scrive a questo proposito il pm nella richiesta di rinvio a giudizio, l’uomo l’avrebbe fatta isolare dai compagni di scuola e dai familiari «giungendo fino a farla presentare false denunce contro i genitori, un insegnante e un compagno di classe». La ragazza infatti, aveva accusato i genitori di averla segregata in casa, accusa poi rivelatasi falsa. Avrebbe agito con una denuncia per minaccia anche nei confronti dell’insegnante e del compagno di classe che all’epoca dei fatti, probabilmente dopo essersi accorti di un suo cambiamento, avevano cercato di capire cosa stesse succedendo. Va detto che dopo l’accusa nei confronti dei genitori scattò anche l’inchiesta della Procura dei minori e la ragazzina per un periodo di tempo venne allontanata dalla famiglia. Indagine, quella della Procura dei minori, chiusa senza nessun addebito nei confronti dei familiari. Procedimenti avvolti da uno stretto riserbo come lo sono tutti quelli che riguardano il coinvolgimento di ragazzi e che si muovono in una sola direzione: la maggiore tutela possibile della vittima.
La prima udienza del processo a carico dell’uomo è fissata per il 7 maggio davanti al tribunale in composizione collegiale.
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