Auto a fuoco per i debiti di droga: condanna a 10 anni per estorsione

È la pena complessiva inflitta a due imputati accusati di minacce al cliente che non pagava la cocaina Hanno incendiato la macchina del padre dell’uomo e danneggiato le finestre di casa con una spranga
TERAMO. La droga non pagata a chi gliel’aveva venduta si è trasformata in un incubo con minacce rivolte anche ai suoi genitori, con la macchina del padre incendiata e con le finestre della casa familiare prese a sprangate: è andata avanti così fino a quando lui, un teramano di 30 anni, ha deciso di denunciare.
Da quella denuncia è scattata un’inchiesta approdata in un processo di primo grado che si è concluso con due condanne per estorsione a 5 anni e 4 mesi per Aldo Tuda e 5 anni per August Tuda, entrambi albanesi (rispettivamente difesi dagli avvocati Monia Terzilli e Duccio Araclio).
La sentenza di condanna è stata pronunciata dal tribunale in composizione collegiale (presidente del collegio Carlo Calvaresi, Pubblica accusa rappresentata dal pm Enrica Medori).
I fatti contestati e per cui si è svolto il processo di primo grado risalgono al 2017. Secondo l’accusa i due cittadini albanesi in più occasioni avrebbero minacciato l’uomo perché non avrebbe pagato la sostanza stupefacente: un quantitativo complessivo di 70 grammi di cocaina avuto in varie occasioni per un costo di circa tremila euro. «Con minaccia e violenza», si legge nel capo d’imputazione, «consistite nel recarsi presso l’abitazione della parte offesa e nel danneggiare con un bastone di ferro la porta finestra della sala, rompendo altresì la finestra del bagno, nel recarsi presso la residenza dei familiari della parte offesa (dove la stessa si era rifugiata per sottrarsi alle minacce) e nel chiamare a gran voce il nome della parte offesa mostrandogli una pistola a tamburo, nonchè nell’incendiare l’autovettura di proprietà del padre della parte offesa, costringendo la parte offesa a consegnare loro una somma di denaro pari a 410 euro a parziale pagamento del prezzo per la pregressa vendita dei quantitativi di sostanza stupefacente».
Tra le accuse contestate dalla Procura anche la minaccia di incendiare l’abitazione dei familiari dell’uomo.Va detto che nella maxi indagine portata avanti all’epoca dei fatti dai carabinieri (anche con vari sequestri di sostanza stupefacente) furono coinvolti anche altri connazionali dei due albanesi che nel corso degli anni sono stati giudicati con riti alternativi per i reati di spaccio e minacce.
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