Auto bruciata a due avvocati: condannati il padre e il figlio

2 Febbraio 2023

L’ex consigliere comunale Gambacorta e il congiunto imputati per tentata estorsione a una coppia di legali Inflitti due anni e un mese al genitore e due anni al secondo, entrambi prosciolti dall’accusa di incendio

TERAMO. Due anni e un mese al padre e due anni al figlio con pena sospesa solo per quest’ultimo. È la sentenza che chiude, in primo grado, il processo a carico del 75enne teramano Giuliano Gambacorta, consigliere comunale a Teramo nei primi anni 2000, e del 39enne figlio Valerio.
I due sono accusati di tentata estorsione in concorso nell’ambito di un’indagine che vede come parte lesa una coppia di avvocati a cui è stata incendiata la macchina. Secondo l’autorità giudiziaria (il fascicolo è del pm Greta Aloisi) quell’incendio sarebbe stato rivendicato da uno dei due indagati, il padre, in una telefonata minatoria fatta fingendo di essere qualcuno che chiamava dalla Calabria a uno dei due avvocati che avrebbe dovuto avviare una procedura di pignoramento per conto di un suo cliente nei confronti dell’altro indagato.
I due sono stati giudicati con il rito abbreviato davanti al gup Roberto Veneziano che ha stabilito delle provvisionali immediatamente esecutive di 10mila euro ciascuno nei confronti dei legali e dell’Ordine degli avvocati che nel processo si è costituito parte civile (rappresentato dall’avvocato Gennaro Lettieri). I fatti sono avvenuti nel 2021 e l’indagine è nata dopo la denuncia dei legali all’epoca impegnati in una procedura esecutiva, cioè un pignoramento, su incarico di un cliente nei confronti di Valerio Gambacorta. Un pignoramento di poco più di 4mila euro per un credito vantato dal primo nei confronti del secondo. Dopo il principio d’incendio divampato nella macchina di uno degli avvocati (per cui l’accusa nei confronti di padre e figlio è caduta nel corso delle indagini preliminari) quest’ultimo avrebbe ricevuto sul suo telefono cellulare la chiamata da un uomo che avrebbe detto di telefonare da Cirò Marina, una cittadina calabrese.
Questo il contenuto della chiamata riportato nella richiesta di rinvio a giudizio: «Non devi fare il pignoramento a Valerio Gambacorta altrimenti a te e tua moglie manderemo altri segnali. Siete due bravi avvocati ma dovete fare attenzione. Non hai neppure 50 anni e tua moglie è più giovane di te. Quello che è già successo non è stato un incidente ma un segnale. Con il prossimo potresti rimanere sulla sedia a rotelle. Per adesso ci avete rimesso la macchina, ma la prossima volta potrebbe andare peggio. Quel pignoramento non deve essere fatto. Ti è andata bene con la macchina, ma potrebbe succedere qualcosa di grave a voi. Fai attenzione, con noi non si scherza». Secondo l’accusa della Procura a fare quella telefonata dal suo telefono cellulare sarebbe stato il genitore. Al figlio è stata contestata la partecipazione morale.
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