Automotive, appello alla Regione «Servono aiuti e investimenti»

17 Febbraio 2024

Il tavolo con amministratori, sindacalisti e imprenditori prepara un documento con le richieste: «La Zona economica speciale unica non basta, attenzione finora concentrata solo sul Chietino»

TERAMO. «Non c’è solo la Sevel». La frase ha l’efficacia di uno slogan e sintetizza la posizione di Comuni, Provincia, sindacati e Confindustria sulla situazione dell’automotive nel Teramano e sulle misure che la Regione deve mettere in campo per sostenere il settore. Ad anticipare i contenuti del documento da indirizzare agli organismi di governo regionali è il sindaco Gianguido D’Alberto. «Servono misure di supporto e investimenti», sottolinea, «che diano prospettive a un comparto che in provincia conta 3.500 addetti».
Si tratta per lo più di dipendenti di aziende che operano per conto terzi, ma rappresentano comunque un settore produttivo da tutelare rispetto alle crisi di cui è vittima. Per questo D’Alberto, su sollecitazione dei segretari provinciali di Fiom Cgil Natascia Innamorati e Fim Cisl Marco Boccanera, ha convocato oltre a loro il rappresentante di Confindustria Marco Matteucci, i presidenti di Arap (Agenzia regionale per le attività produttive) e Provincia, rispettivamente Giuseppe Savini e Camillo D’Angelo, nonché i sindaci dei comuni che hanno insediamenti industriali o autoporti. Tutti d’accordo, dunque, nel ritenere che l’automotive teramano «deve essere tenuto in prioritaria considerazione dalla Regione» alla quale si imputa un’attenzione rivolta solo al Chietino. Sarà questa la premessa inserita nel documento, da limare e sottoscrivere nella prossima riunione, che sarà indirizzato alla giunta regionale e al suo presidente ricandidato Marco Marsilio di fatto alla vigilia della tornata elettorale del 10 marzo. Nel testo saranno riportate alcune indicazioni operative destinate a concretizzare il sostegno al settore teramano legato all’automobile e al suo indotto. «La Zona economica speciale unica da sola non basta a risolvere tutti i problemi», precisa D’Alberto, «anche perché a cinquanta giorni dalla sua istituzione non è ancora attivo lo sportello di riferimento». Il supporto di cui le aziende necessitano potrebbe arrivare dunque, stando alle soluzioni prospettate nel documento, da un ampliamento dell’area di crisi complessa attiva per la Val Vibrata. L’ipotesi formulata dal tavolo è che questa si agganci alle misure previste per l’area del cratere sismico in modo da potenziare le opportunità di rilancio per le aziende. Da rivedere è anche la legge regionale sugli autoporti che, a detta di sindacalisti, amministratori e imprenditori, non funziona. (g.d.m.)
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