Avanza l’esercito dei precari: sono 4.000 i lavoratori interinali

I dati della Cgil riguardano il 2022, la maggiore richiesta arriva dal settore metalmeccanico La segretaria della Fiom Innamorati: «Non solo giovani, ma anche padri e madri di famiglia»
TERAMO. Hanno fra i 35 e i 55 anni, lavorano soprattutto in fabbrica e nel commercio, e ogni dodici mesi si trovano punto e a capo. È l'esercito dei lavoratori somministrati, quelli cioè assunti dalle agenzie per il lavoro e indirizzati di volta in volta verso le aziende che cercano manodopera.
Un sistema giuridicamente complesso che ha introdotto anche nuovi codici linguistici: c'è il lavoratore che si rapporta col somministratore ma svolge la sua attività per l'utilizzatore. I contratti di somministrazione hanno preso sempre più piede ed anche in provincia di Teramo vi è un elevato ricorso: nel 2022, secondo dati Cgil, sono stati 4mila i lavoratori interinali e nelle fabbriche la percentuale si attesta sul 30% dell'intera forza lavoro. «Quella che abbiamo davanti è la fotografia di un mondo del lavoro frammentato, profondamente cambiato a partire dal tipo di rapporto che c'è fra l'azienda e il lavoratore. Rapporto che ormai, quando si parla di somministrazione, non c'è perché l'imprenditore non ha più su di sé la responsabilità della persona che lavora per lui. Sotto ogni profilo, anche umano», spiega Natascia Innamorati, segretaria della Fiom Cgil. Il settore metalmeccanico è fra quelli che ricorre ormai diffusamente agli interinali «rendendo sistematico un modello di lavoro che dovrebbe essere legato alle necessità di particolari momenti della produzione: ma, come un po' in tutti i settori, anche nelle fabbriche le percentuali di interinali sono elevate e stabili nel corso dell'anno». La segretaria Fiom sottolinea come i somministrati non siano più solo i giovani ma «la fascia di età si è alzata molto: ci sono padri e madri di famiglia che ogni dodici mesi si trovano a pensare a cosa fare dopo, se ci sarà un rinnovo o un nuovo contratto. Si tratta di lavoratori che si sentono costretti a dire di sì agli straordinari, che evitano assemblee sindacali o assenza per malattia. Perché anche star male può mettere a rischio il posto di lavoro». Come accaduto a Marco (nome di fantasia), operaio al quale non è stato rinnovato il contratto per un giorno di malattia.
Dopo aver comunicato il problema di salute e l'assenza, è stato liquidato dall'azienda dove aveva lavorato per un anno con un messaggio WhatsApp: «Il tuo contratto scade domani e non verrà prorogato». Alla richiesta di motivazioni è seguito il silenzio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

