Aveva un appuntamento con l’assassino

29 Settembre 2014

Renato Bellisari conosceva chi l’ha ucciso e lo ha fatto entrare in casa, sotto esame anche i suoi conti in banca

PIETRACAMELA. Aveva un appuntamento con l’assassino. Lo ha fatto entrare in casa, poi, forse una lite, e quelle sette violente bastonate sulla testa. Il movente e la dinamica dell’omicidio di Intermesoli prendono forma nelle prime 72 ore di indagini.

Indagini serrate per dare un nome a chi giovedì pomeriggio ha ucciso Renato Bellisari, pensionato di 77 anni massacrato 24 ore prima che il suo corpo fosse ritrovato steso a terra tra camera e cucina della casa di via Baracca, nel cuore di un piccolo paese in cui si conoscono tutti. E mentre davanti ai carabinieri continuano a sfilare decine di testimoni, tutte persone informate sui fatti, il telefono fisso della vittima (che non aveva il cellulare) racconta spostamenti, incontri e appuntamenti. I primi tabulati saranno pronti tra qualche giorno e con essi dovrebbero arrivare le prime certezze. Per ora ci sono solo indizi che portano ad una lite degenerata con qualcuno, un uomo o forse una donna, che la vittima conosceva e di cui si fidava. A tal punto da farlo entrare in casa. «Indizi importanti e chiari» si lascia sfuggire qualche investigatore.

Il bastone o la spranga. A cominciare dall’arma del delitto: un bastone di legno o una spranga di ferro che l’omicida ha trovato in casa e che ha portato via nella fuga di giovedì pomeriggio. Quando, dopo aver inveito con forza su Bellisari colpendolo alle spalle, è fuggito sotto la violenta pioggia che in quel momento cadeva sul paese. Lasciando dietro di sè un cadavere e forse un’impronta. Un’orma di scarpa impressa nel sangue del pavimento della cucina che è stata isolata dagli esperti del Ris, il Raggruppamento investigazioni scientifiche, che per tutta la giornata di sabato sono stati nella casetta di Intermesoli per esaminare mobili e suppellettili nel tentativo di isolare tracce. Anche di Dna. E per questo alla loro attenzione ci sono anche alcune impronte trovate su un bicchiere poggiato sul tavolo. Per escludere che siano della vittima, per accertare che siano di qualcun altro. Forse dello stesso assassino. Esami specifici anche sui vestiti della vittima, anch’essi finiti nei laboratori del Ris.

I conti in banca. Ma nelle indagini per un omicidio non si tralascia mai nulla. Perchè in un puzzle complesso come quello da mettere insieme per trovare un assassino ogni tessera ha la sua importanza. Così nelle prossime ore saranno esaminati i conti in banca dell’uomo. Per conoscere i movimenti, per capire se negli ultimi giorni possano esserci state delle operazioni sospette, insolite. Soprattutto per chi, apparentemente, aveva una vita abitudinaria.

Bellisari, che da quindici anni era tornato dal Canada per vivere ad Intermesoli, non aveva problemi economici: viveva della pensione frutto del lavoro a Toronto e della rendita derivante da alcuni immobili. Non era sposato, l’unica sorella in vita vive in Canada.

Trascorreva le giornate tra le passeggiate che era solito fare in montagna, qualche uscita al ristorante con qualche amico di sempre, la spesa al mercato settimanale di Montorio dove si faceva accompagnare perchè lui non guidava.

Ogni estate passava un mese in un albergo di Tortoreto e qualche giorno a Teramo, anche in questo caso in hotel.

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