Avi Coop, dopo lo sciopero si tratta

Finora falliti i tentativi di accordo sulle pause e sui tempi di vestizione dei 220 dipendenti. Incontro con Pepe il 28
CONTROGUERRA. «Vent’anni che calpestate i nostri diritti» e «Quarantacinque minuti rubati ai lavoratori» sono gli slogan sugli striscioni davanti allo stabilimento dell’Avi Coop, l’azienda del gruppo Amadori di Controguerra in cui sono in sciopero i lavoratori. La protesta si articola su due giorni, ieri e oggi, con 8 ore di astensione per ogni lavoratore.
A scatenare il forte malcontento dei dipendenti, le condizioni di lavoro dei 220 operai definite «estremamente pesanti» dai sindacati. Alessandro Collevecchio della Fai Cisl, Franco Di Ventura della Flai Cgil e Delfino Coccia della Uila Uil sottolineano il fatto che non a caso c’è un’altissima percentuale di malattie professionali fra i dipendenti, fra cui peraltro ci sono solo 7-8 contratti a tempo indeterminato, gli altri sono praticamente tutte donne e tutte con contratti annuali del settore agricoltura. Visto che l’azienda si occupa di disosso di polli e tacchini, le operaie lavorano con il coltello e le malattie più frequenti sono sindrome del tunnel carpale e infiammazioni alla spalla.
«Il problema principale sono carichi di lavoro e conseguente stress molto pesante», esordisce il segretario provinciale della Flai Cgil Franco Di Ventura, «tant’è che c’è una percentuale elevatissima di malattie professionali, cioè di prescrizioni e limitazioni date dai medici, che si aggira intorno al 40%. Non è un caso se è intervenuta la medicina del lavoro e sta indagando la procura».
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la trattativa sulle pause di lavoro. «Le pause sono tutte fuori dell'orario: il personale lavora 7 ore, viene pagato per 7 ore ma sta in azienda 7 ore e 45 minuti. Le pause sono a totale carico del lavoratore, a differenza di tutte le altre aziende del gruppo che hanno una pausa all'interno dell’orario: sia alla Al Coop di Mosciano che all’incubatore di Villa Zaccheo, così come a Cesena e altri siti. L’azienda durante la trattativa ha proposto uno studio aziendale con 6 pause da 8 minuti ciascuna. Ma chi manipola alimenti ha un vestiario particolare che va igienizzato, per cui spenderebbe tutto il tempo per cambiarsi. Tra l'altro anche questo sistema non è riconosciuto dalla medicina del lavoro perchè non si riescono a recuperare le forze in 8 minuti. Poi l’azienda ha introdotto un altro argomento: il tempo di vestizione e svestizione. Tutte le sentenze sull’argomento danno ragione ai lavoratori: il giudice riconosce da 10 a 20 minuti all’interno dell’orario lavoro: l’azienda a noi ha proposto 3 minuti. In definitiva c'è un disagio che si trascina da anni, c'è gente che alla Avi Coop lavora da 15-20 anni».
Ieri mattina ai lavoratori che hanno allestito il presidio dalle 5, ha dato la propria solidarietà Dino Pepe che si è fermato a parlare con i lavoratori e che ha convocato in municipio a Controguerra una riunione per mercoledì 28 alle 16 a cui ha invitato anche l’azienda, oltre che sindacati e lavoratori. Alla riunione ovviamente parteciperà anche il sindaco Franco Carletta. «Speriamo che l’azienda si presenti e che la mediazione sia buona per tutti, altrimenti vedremo quali altre forma di lotta adottare», conclude Di Ventura.
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