Avvocato stroncato da infarto a 48 anni

Marco Sgattoni è morto in casa. Era un componente dell’Ordine forense e giudice onorario al tribunale di Avezzano
TERAMO. Un uomo perbene. Dentro e fuori le aule di tribunale. Perché l’avvocato Marco Sgattoni, 48 anni, era l’espressione migliore di un mondo in cui resistono professionalità e rispetto degli altri. Nel silenzio, senza clamore. Se n’è andato per sempre ieri mattina, ucciso da un malore, forse un infarto, che lo ha sorpreso appena sveglio. Era in cucina, stava facendo colazione per poi uscire e dedicarsi alla sua quotidiana corsa. A cui, da sportivo vero, non rinunciava mai.
Il dramma si è consumato in pochi attimi nella casa in cui viveva con la moglie, l’avvocato Anna Di Santo, la prima a soccorrerlo. Immediato l’arrivo delle ambulanze del 118, l’intervento dei medici che per lungo tempo hanno provato a rianimarlo anche usando il defibrillatore. Componente dell’Ordine degli avvocati teramano e per un lungo periodo segretario del Cofa, il consiglio degli ordini forensi d’Abruzzo, Sgattoni era un nome della magistratura onoraria. Dopo essere stato per lungo tempo vice procuratore onorario nelle allora sedi di Atri e Giulianova del tribunale teramano, da oltre un anno era giudice onorario al tribunale di Avezzano. E nel palazzo di giustizia marsicano in tanti ieri lo hanno ricordato come un magistrato «profondamente equilibrato».
Cresciuto, come tante generazioni di legali teramani, nello studio dell’avvocato Gennaro Lettieri dove aveva fatto pratica forense dopo la laurea, Sgattoni era un professionista preparato e rigoroso, profondamente rispettoso del lavoro degli altri. «Era un professionista serio e tecnicamente attrezzato», ricorda il collega Tommaso Navarra, «si distingueva per il tratto signorile e la pacatezza del confronto processuale. Il suo equilibrio e la sua disponibilità erano un punto di riferimento per noi tutti. Rappresentava una tradizione familiare importante per la nostra città, a partire dal nonno il celebre avvocato Ignazio D’Ignazio. Ci mancheranno la sua preparazione e il suo gesto sempre di amicizia e di colleganza, frutto anche della sapienza del padre Ginesio insigne grecista».
Amava i viaggi in compagnia della moglie e la corsa a cui, diceva, «ho imparato a non rinunciare mai». Fino all’anno scorso era stato anche un atleta del gruppo podistico amatori Teramo con cui aveva preso parte, sempre a livello amatoriale, anche ad alcune mezze maratone come quella di Napoli. Nella camera ardente allestita nella casa funeraria di Villa Pavone per tutta la giornata di ieri c’è stato il mesto pellegrinaggio di tanti colleghi arrivati anche da fuori provincia. L’ultimo saluto domani alle 10.30 nel Duomo.
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