Avvocato truffa i suoi clienti: arrestato

Un legale ascolano accusato di aver redatto falsi atti giudiziari per procedimenti civili. Tra i raggirati anche teramani
TERAMO. Il sistema truffaldino, secondo l’accusa della Procura tutta da dimostrare in un eventuale processo, era ben collaudato. A tal punto che, sostiene sempre l’autorità giudiziaria, un avvocato e i suoi complici avrebbero messo insieme oltre 200mila euro con finti accordi transattivi fatti sottoscrivere ai clienti, tra cui anche molti teramani, convinti di aver versato soldi per sanare procedimenti civili.
La Procura di Ascoli contesta le accuse di truffa, riciclaggio, autoriciclaggio e falso materiale aggravato a sei persone due delle quali da ieri sono nel carcere piceno di Marino su ordinanza della giudice delle indagini preliminari Annalisa Giusti.
Sono stati arrestati i due ascolani Alessandro Pettine, 48 anni, avvocato sospeso dall’ordine professionale, e Fabio Carpani, 61 anni, commerciante. Tra i quattro indagati ci sono anche un 72enne di Alba Adriatica e un 53enne di Sant’Egidio alla Vibrata, entrambi imprenditori. Sette i casi di truffa contestati corrispondenti alle somme versate per complessivi 200mila euro. Le truffe ai danni dei clienti, secondo la ricostruzione della Procura picena che ha delegato la guardia di finanza alle indagini, venivano realizzate dal legale attraverso la formazione di falsi accordi transattivi fatti sottoscrivere dai clienti nell’ambito di procedimenti civili relativi a recupero crediti, pignoramenti immobiliari, procedure rilascio immobile. In questi accordi – risultati non sottoscritti dalla controparte del procedimento civile, non inseriti agli atti del procedimento e non conosciuti dal giudice – si prevedeva il versamento di denaro a favore di società costituite insieme agli altri indagati. Queste società avevano un nome quasi identico alle società realmente creditrici e controparti nel procedimento civile. Sempre secondo l’accusa a questi falsi atti di transazione si affiancavano falsi provvedimenti che risultavano emessi dai tribunale di Teramo, Ascoli e Fermo. Per la Procura sono stati falsificati atti e provvedimenti giudiziari tra cui procedure di liquidazione in realtà inesistenti e falsi provvedimenti giudiziari che autorizzavano compravendite in tale ambito, di apertura e chiusura della liquidazione, di nomina dell’avvocato commissario liquidatore, di autorizzazione allo stesso a concludere operazioni di compravendita stabilendo il versamento di denaro direttamente sul conto corrente del commissario liquidatore. Sarebbero stati anche falsificati altri provvedimenti giudiziari per rassicurare i clienti sull’andamento delle procedure e formate false ricevute di versamento di contributi e diritti di cancelleria per attività difensiva e facendosi corrispondere l’importo falsamente versato.
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