Azienda scopre come creare metano dalla Co2

Montorio, la Biorenova sta testando la ricerca con l’Alma Mater di Bologna I microrganismi digeriscono l’anidride carbonica e salvano l’ecosistema
MONTORIO. C'è una start up teramana dietro il progetto che trasforma l'anidride carbonica in metano.
La Biorenova spa di Montorio ha brevettato un sistema del tutto naturale che, se riproducibile su scala industriale, risolverebbe il problema epocale delle emissioni in atmosfera che rischiano di soffocare il pianeta. Anzi, la principale causa del surriscaldamento globale che evoca scenari catastrofici e ha reso necessari protocolli internazionali sui limiti all'inquinamento dell'aria si trasformerebbe in una risorsa per i grandi produttori di Co2. Il tutto grazie a microrganismi che, agendo in simbiosi come una sorta di cooperativa biologica, si nutrono di anidride carbonica e rilasciano metano. A questo risultato è approdata la Biorenova, azienda nata due anni fa per lo sviluppo di impianti e processi nei settori dell'energia e del recupero dei materiali, tramite gli studi condotti dal proprio responsabile scientifico Riccardo Reverso e dai quali è partita la collaborazione con il dipartimento di Scienze agrarie dell'università Alma Mater di Bologna. Sarà quest'ultimo a testare su ampia scala il sistema messo a punto dalla start up montoriese per verificarne le potenzialità industriali. Si tratterà, in pratica, di misurare il rapporto tra l'immissione di Co2 e la produzione di metano per verificare l'efficacia dei depuratori biologici che potrebbero di fatto azzerare le emissioni inquinanti di centrali elettriche e grandi stabilimenti produttivi.
«E' un processo», sottolinea Reverso, «che s'inserisce a pieno titolo tra le soluzioni scientifiche più avanzate per ridurre i livelli di concentrazione di anidride carbonica in atmosfera e, dunque, perfettamente in linea con i contenuti dell'Accordo di Parigi del 2015». Quali siano i microrganismi che, combinati tra loro, producono quest'effetto non si può rivelare perché si tratta del fulcro della ricerca, ma il sistema a livello sperimentale funziona, tanto da aver ottenuto il sostegno del dipartimento dell'ateneo bolognese guidato da Diana Di Gioia e considerato un punto di riferimento internazionale per gli studi sui microrganismi.
I primi risultati dei test in laboratorio si avranno per la fine anno. «Diversi esponenti del mondo scientifico sono d'accordo nel ritenere che un abbattimento delle emissioni di Co2 contribuirà a stabilizzarne gli attuali livelli di concentrazione, ma per un'effettiva diminuzione potrebbero essere necessari anche dei decenni, con conseguenze irreparabili anche per gli ecosistemi marini», osserva Reverso,«in tale scenario il nostro processo rappresenta una soluzione radicale». Al beneficio ambientale innescato dall'assorbimento dell'anidride carbonica, con la riduzione immediata della sua concentrazione in atmosfera, si aggiungono vantaggi di carattere economico. Le aziende che inquinano sono costrette a pagare il cosiddetto "carbon credit" e grazie ai depuratori biologici cancellerebbero questa voce di spesa. In più si ritroverebbero un'energia pulita da riutilizzare nei loro impianti o da immettere sul mercato traendone utili. Le premesse per una svolta planetaria per quanto meno ridurre l'effetto serra, insomma, ci sono tutte. «Il progetto finanziato dalla Biorenova», spiega Diana Di Gioia, «offre la possibilità di dare un risvolto applicativo alla ricerca di base condotta per tanti anni contribuendo alla risoluzione di gravi problemi ambientali».
Gennaro Della Monica
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