Azioni ex Tercas, il tribunale: «I clienti non sono stati protetti»

24 Marzo 2024

Accolto il ricorso di due anziani coniugi, risarciti di 60mila euro persi dopo l’acquisto di 6.444 titoli «L’operatore bancario è tenuto ad applicare la propria diligenza professionale per avvisare dei rischi»

TERAMO. La giustizia civile continua a declinare la vicenda delle azioni ex Tercas con sentenze destinate a fare giurisprudenza. Perché se il filo conduttore che lega gli svariati pronunciamenti resta quello della mancata informazione da parte dell’istituto sui titoli venduti agli allora clienti, e in particolare sui rischi connessi, ogni sentenza inserisce un elemento di novità nella valutazione giuridica dei fatti.
Come in questo caso in cui la giudice civile Mariangela Mastro ha accolto il ricorso e la richiesta di rimborso di due anziani coniugi (assistiti dall’avvocato Odette Frattarelli) – che nel 2006 avevano sottoscritto 6.444 azioni per un controvalore di 58mila euro – sottolineando, nel particolare, il mancato rispetto del canone di diligenza da parte degli operatori che non informando adeguatamente sui rischi non avrebbero protetto i clienti. «La diligenza professionale che i consumatori possono attendersi dalle imprese bancarie», scrive la giudice in sentenza, «è quella di volta in volta in grado di “proteggerli”, ossia di neutralizzare i rischi connessi al forte squilibrio che caratterizza la relazione, sicché la diligenza del professionista- banca deve essere tanto più elevata quanto più elevata è l’asimmetria informativa specifica in cui versa il consumatore con cui questo entra in contatto».
Ovvero, e mai come in questo caso specifico vista l’età avanzata dei due coniugi già al momento dell’acquisto, la disparità di conoscenze specifiche tra l’operatore e il cliente. Così, su questo punto, precisa ancora la giudice: «La diligenza professionale che il consumatore può aspettarsi – e che l’ordinamento esige – dall’operatore bancario si determina, quindi, in base al parametro della legalità specifica dell’attività esercitata, potendosi configurare in capo al professionista oneri di diligenza professionale talmente elevati da includere una consulenza sulla normativa applicabile alla prestazione; il canone di diligenza dovuto all’operatore bancario è specifico perché sono specifiche le circostanze a cui il professionista bancario, quando interagisce con il consumatore, si deve diligentemente adeguare». Anche in questa sentenza il tribunale teramano ribadisce l’orientamento, ormai consolidato in altri svariati pronunciamenti, «che la banca «non ha dimostrato in giudizio, invero, di aver fornito ai clienti una informativa specifica e personalizzata, sullo specifico profilo dell’elevata rischiosità degli investimenti in azioni cosiddette “illiquide” in quanto non quotate in mercati regolamentati». I fatti contestati, anche in questo caso, risalgono a prima del commissariamento Tercas del 2012 e, di conseguenza, a prima dell’ingresso della Banca Popolare di Bari.
E su questo aspetto la giudice precisa: «Quando al danno non è oggetto di contestazione che nel 2014, quando la Banca Tercas è stata rilevata dalla Banca Popolare di Bari e si è deliberato l’azzeramento del valore delle azioni possedute da tutti gli azionisti, gli azionisti hanno perso il denaro investito, sicché ogni ulteriore considerazione sul punto appare superflua»
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