Azioni ex Tercas, ricorso in Appello per tre

La Procura impugna solo le assoluzioni dell’ex direttore generale Di Matteo e di due dirigenti
TERAMO. Azioni ex Tercas: la Procura impugna in Appello solo le assoluzioni dell’ex direttore generale Antonio Di Matteo e degli allora responsabili dell’area finanza Lucio Pensilli e dell’area commerciale Alessio Trivelli. Restano fuori dal ricorso, dunque, gli altri 25 assolti tra dipendenti e direttori di filiali. L’accusa per tutti (assolti in primo grado perchè il fatto non costituisce reato) era quella di truffa per aver venduto nel 2011, prima del commissariamento, azioni spacciandole per investimenti ad un anno con un rendimento garantito. Nelle sue motivazioni il giudice di primo grado Flavio Conciatori ha sottolineato, proprio in considerazione del tipo di reato contestato, l’assenza di ogni dolo da parte dei 28 imputati. Scrive a questo proposito nell’Appello il pm Enrica Medori: «Se può condividersi il ragionamento del giudice in ordine alla mancanza dell’elemento soggettivo per tutti gli operatori di filiale, lo stesso non può dirsi per il direttore generale Di Matteo, per il responsabile dell’area finanza Pensilli e per il responsabile dell’area commerciale Trivelli. In sostanza la profonda gerarchizzazione della banca ha indotto gli operatori ad assecondare la volontà insindacabile del direttore generale, rendendosi di fatto strumento operativo dell’intento truffaldino di quest’ultimo mediante la forzatura dei formulari Mifid e l’informazione incompleta fornita ai clienti, necessari per attuare in tutta fretta (in soli 20 giorni) una raccolta di denaro così ingente».
Secondo il pm «rispetto alla tesi per cui l’unico ostacolo al rimborso delle azioni fu l’imprevedibile commissariamento della banca come sostenuto dal giudice, si osserva che la promessa di riacquisto, nel caso di specie, proveniva unicamente dal direttore generale Di Matteo ed era priva di formalizzazione nonchè di approvazione da parte del Cda». Nel ricorso, inoltre, il magistrato sostiene «che a partire dall’ottobre 2011, quando ancora sarebbe stata possibile una manovra di emergenza per salvaguardare la povera malcapitata clientela al dettaglio, nessuno fa nulla, nessuno ritiene di allertare il servizio Auditing della banca, nessuno chiede al direttore generale uscente di lasciare anche solo una missiva di suo pugno comprovante gli impegni anomali ed informali assunti con i clienti, ciò ad ulteriore conferma del dolo intenzionale che ha animato il dg sin dall’ideazione di siffatta manovra».(d.p.)
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