«Azioni vendute senza chiarezza» Condannata la ex Banca Tercas

Accolto il ricorso di quattro risparmiatori che avevano investito 200mila euro: saranno rimborsati Il giudice: «Non sono state fornite informazioni complete, corrette, diligenti e trasparenti»
TERAMO. Nelle sedici pagine di sentenza il giudice del tribunale civile Antonio Converti la definisce costantemente «l’indicazione non trasparente della banca». Perché è questo il filo conduttore di un provvedimento con cui il magistrato ha stabilito «il comportamento non corretto e non trasparente della ex Tercas» accogliendo il ricorso di quattro risparmiatori che nel 2006 avevano investito quasi 200mila euro in azioni ex Tercas e condannando l’istituto al risarcimento. Un pronunciamento, quello della giustizia civile, che in questo caso arriva ben prima di quella penale visto che il processo per il crac della ex Banca Tercas è ancora in corso a Roma e ben lontano dalla conclusione.
I risparmiatori, che si sono rivolti a Federconsumatori, sono assistiti dagli avvocati Massimo Cerniglia e Renzo Di Sabatino. Per i due legali «si tratta di una delle prime sentenze sui cosiddetti titoli illiquidi e cioè su strumenti finanziari particolarmente rischiosi in quanto non quotati in borsa ed è una sentenza che costituisce un essenziale precedente per tutti coloro che hanno intrapreso il giudizio». Risparmiatori che complessivamente sono più di cinquecento. I fatti contestati risalgono al 2006, prima del commissariamento del 2012 e prima dell’ingresso della Banca Popolare di Bari.
Secondo il giudice gli obblighi informativi in merito ai titoli non potevano essere ricavati solo dai voluminosi prospetti informativi di circa 200 pagine consegnati all’atto dell’acquisto dei titoli, ma dovevano essere forniti anche oralmente sempre all’atto dell’acquisto così come previsto dal regolamento Consob. Si legge a questo a questo proposito a pagina 14 della sentenza: «La condotta complessivamente tenuta dalla banca nella vicenda in esame è contraria a quanto stabilito dall’articolo 29 del regolamento Consob non avendo la stessa provato ad aver adottato la particolare diligenza, correttezza e completezza di informativa ed autorizzazione richiesta dalla legge e dalla unanime richiamata giurisprudenza». Secondo il tribunale, inoltre, la banca non ha informato sul fatto che le azioni fossero vendute fuori dai mercati regolamentati. «Non risulta», scrive in questo caso il giudice Converti, «che la banca, prima degli acquisti delle azioni oggetto di giudizio, abbia informato gli attori che le negoziazioni sarebbero avvenute “fuori dai mercati regolamentati”, informazione che infatti verrà fornita soltanto con le successive note informative, ad acquisto già formalizzato».
Sempre secondo il tribunale, inoltre, l’ex Tercas nel corso dell’istruttoria non ha chiesto di provare e non ha provato di aver dato un’informativa chiara e trasparente ai risparmiatori. «La banca», si legge a pagina 12 della sentenza, «non ha articolato alcuna prova testimoniale per dimostrare di aver effettivamente fornito, anche oralmente, le informazioni necessarie quali illiquidità, lungo termine, rating BBB+ e, conseguentemente, alta rischiosità delle azioni».Il giudice ha condannato l’istituto «a restituire tutte le somme impiegate per l’acquisto dei titoli», con rivalutazione ed interessi dal 2006, e al pagamento delle spese legali.
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