Bagnasco ai politici: siate vicini alla gente

18 Ottobre 2019

L’arcivescovo di Genova incontra gli amministratori e poi inaugura l’anno accademico del centro di teologia “Paolo VI”

TERAMO. «Nel deserto morale e valoriale del nostro secolo, sboccia il fiore della fede». Così Angelo Bagnasco, arcivescovo metropolita di Genova e presidente del consiglio delle conferenze dei vescovi d'Europa, ha inaugurato ieri nella cattedrale di Teramo l'anno accademico 2020 del centro per la teologia ''Paolo VI'', diretto da don Giovanni Giorgio.
Prima della cerimonia, Bagnasco ha incontrato nel palazzo vescovile alcuni politici locali, tra cui il governatore Marco Marsilio, il presidente della Provincia Diego Di Bonaventura, il prefetto Graziella Patrizi, l’assessore regionale Nicoletta Verí e quella comunale Stefania Di Padova. L'arcivescovo qui ha ricordato l'importanza delle istituzioni nella vita del cittadino e ha auspicato la collaborazione, al di là delle divisioni politiche, in nome della risoluzione dei problemi della collettività. Poi, alle 20,30, spazio alla solenne cerimonia ispirata al titolo "Protagonisti della storia"; dopo i saluti del rettore dell'Università Dino Mastrocola e del vescovo Lorenzo Leuzzi, ha preso la parola Bagnasco: «Viviamo in un secolo dedito all'individualismo e al materialismo più estremo. Una società così ripiegata su se stessa da non accorgersi dei segni tangibili del divino nella vita di tutti i giorni. Tra i vari segni, mi ha colpito l'incendio di Notre Dame: una fiamma moderna che brucia il simbolo della bellezza e della presenza di Dio tra gli uomini. Gli stessi che, solo davanti al danno irreparabile, capiscono e si ravvedono. La marea di uomini e donne in ginocchio dinanzi al rogo è emblematica. Anche nei momenti più oscuri e tenebrosi, Dio è presente. L'uomo però sembra essersene dimenticato: vive senza Dio, nella costante e affannosa ricerca di un benessere al di sopra di tutto, persino contro i suoi simili e i suoi fratelli».
Dall’altare, il cardinale ha rivolto un monito al duomo strapieno: «La cura del male di questo secolo, l'unica medicina, è l'annuncio di Cristo. Come annunciarlo? In ogni modo possibile. Anche, come in questo caso, con un corso di teologia. E nelle strade, nelle scuole, nelle università, in ogni centro di incontro culturale e sociale. L'Italia e l'Europa ne hanno un disperato bisogno, ed è davvero strano dirlo. Siamo stati la culla del pensiero, della cultura e dell'arte cristiana eppure ora ci siamo dimenticati delle nostre radici. Ma appunto, non è tutto è perduto: ogni ateo, ogni uomo che vive o per meglio dire esiste senza Dio deve venire a conoscenza di questa luce. Solo così possiamo salvare la nostra società e il nostro continente».
Nessun accenno, nè nell’incontro con gli amministratori, nè nella cerimonia, alla possibilità che papa Francesco prenda parte alle celebrazioni per il centenario della canonizzazione di San Gabriele.
©RIPRODUZIONE RISERVATA